Dieta South Beach

Per fornire un aiuto ai suoi pazienti che incontravano enormi difficoltà nel dimagrire, il dottor Arthur Agatston, cardiologo americano residente nel quartiere di South Beach a Miami, in Florida, ha elaborato una dieta molto rigorosa, sostanzialmente basata sulla qualità degli alimenti più che sulla loro quantità. 


Dieta di South Beach per dimagrire
Dieta South Beach (libro)

Nel suo libro La dieta di South Beach, Agatston propone ben più di un programma di dimagramento. Infatti egli invita tutti, con una buona dose di intransigenza durante la fase 1, a rivedere completamente il proprio stile alimentare, così da adottare nuove abitudini destinate a trasformarsi definitivamente in un'igiene di vita... per la vita.

 

La dieta di South Beach, che gode di grande popolarità, figura tra le migliori esistenti, dato che essa rispetta il concetto di equilibrio alimentare. Si rivolge in particolare a coloro che preferiscono le diete a lungo termine rispetto a quelle che garantiscono una rapida perdita di peso.

 

Il principio è molto semplice e risiede nella scelta degli alimenti, che, almeno teoricamente, non dovrebbero essere né raffinati né in qualche modo denaturati. Scegliendo i grassi e gli zuccheri “giusti”, raggiungerete un duplice obiettivo: oltre a dimagrire, sarete in grado di tenere meglio sotto controllo i valori di colesterolo, trigliceridi e glicemia nel sangue.

 

Basata su un programma di dimagramento in tre fasi, la dieta di South Beach è ipoglucidica; il meccanismo su cui si fonda è infatti identico a quello del metodo Atkins.

Del resto, il miglioramento dei livelli sanguigni di colesterolo, trigliceridi e glicemia sarebbe la diretta conseguenza di una scelta ponderata di alimenti a basso indice glicemico (gli alimenti ad alto indice glicemico, cioè i “cattivi” carboidrati, provocano una sindrome da resistenza all'insulina che impedisce all'organismo di metabolizzare correttamente i lipidi e i glucidi).

 

Grazie a un elenco dettagliato degli alimenti concessi e vietati, la dieta di South Beach è semplice da mettere in pratica e da seguire. Le restrizioni non sono numerose, eccetto forse durante la fase 1, nel corso della quale la privazione di zuccheri è più difficilmente gestibile e la scelta dei cibi molto limitata, cosa che potrebbe risultare noiosa sul piano gustativo.

 

Tuttavia, nelle fasi 2 e 3 diventa più facile, grazie a una maggiore varietà di alimenti, pianificare menu meno monotoni. Per il resto, le porzioni previste da questa dieta (in tutte le sue fasi) rientrano nella norma, il che contribuisce a evitare lo sgradevole senso di fame e i cali di energia tra un pasto e l'altro. Se, nonostante tutto, doveste avvertire un buco allo stomaco durante la giornata, potete concedervi uno spuntino leggero.

 

Durante la prima fase, che dura due settimane, la perdita di peso è compresa fra 3 e 5 kg, a volte anche 6 kg, ed è prevalentemente localizzata a livello dell'addome. Nel corso della fase 2, potete aspettarvi di perdere da 0,5 a 1 kg alla settimana. Una volta raggiunto il peso desiderato, potrete passare alla fase di stabilizzazione, adottando le nuove abitudini alimentari per il resto dei vostri giorni.

Le tre fasi della dieta South Beach

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Fase 1

La fase 1 è la più ardua da affrontare, sia a livello fisico sia sul piano psicologico, perché è quella che prevede il maggior numero di restrizioni. Rappresenta la fase d'attacco, destinata in qualche modo a spianare il terreno eliminando i grassi superflui dal corpo e abituando l'organismo a un consumo moderato di zuccheri e grassi. La fase 1 dura due settimane, nel corso delle quali le proteine occupano un ruolo predominante, a scapito dei glucidi (zuccheri e farinacei). Secondo il dottor Agatston, l'adozione di nuove abi­tudini alimentari modifica profondamente il metabolismo e contribuisce a eliminare la sensazione di fame.


Alimenti concessi a volontà in fase 1.

Carni: manzo, vitello, maiale (parti magre). Pollame senza pelle. Pesce e frutti di mare. Formaggi a basso contenuto di grassi. Uova e tofu. Olio di canola, di oliva, di vinaccioli, di noci, di colza. Noci e semi. Alcune verdure, tra cui la lattuga. Spezie e alcuni condimenti. Cacao in polvere non zuccherato.


Alimenti vietati in fase 1.

Tutti gli alimenti glucidici come la pasta, il riso, il pane in tutte le forme, i cereali e alcune verdure come la la barbabietola, la carota, l'igname, il mais e la patata. Tutta la frutta e i succhi di frutta. Tutti i legumi: lenticchie, piselli, fagioli ecc. Tutte le parti grasse delle carni. Tutti i latticini, eccetto i formaggi light senza grassi. Tutti gli zuccheri concentrati. Tutte le bevande alcoliche o zuccherate.


Fase 2

Sebbene questa fase preveda un minor numero di limitazioni rispetto alla precedente, la dieta di South Beach prosegue nel suo programma alimentare a basso apporto di glucidi. Questi ultimi saranno però gradualmente reintrodotti nei menu quotidiani. Perciò, una volta raggiunta questa tappa, avrete il diritto di con­sumare alcuni farinacei e alcuni tipi di zuccheri, ma non tutti indistintamente. Potrete infatti ricominciare a reintegrare, in quantità limitata, quelli con indice glicemico poco elevato. La fase 2 dovrà essere proseguita fino al raggiungimento del peso desiderato.


Alimenti concessi a volontà in fase 2.

Gli alimenti che potete consumare a volontà sono gli stessi elencati per la fase 1.

Inoltre, avete ora diritto ai latticini a basso contenuto di grassi (latte scremato o parzialmente scremato, formaggi light, yogurt senza grassi ecc.) e a piccole quantità di alimenti a basso indice glicemico: verdure: asparagi, cavolfiore, cetriolo, champignon, melanzana, sedano, spinaci; frutta: albicocche, ciliegie, fragole, lamponi, more, pesca, pompelmo; altri alimenti: prodotti a base di cereali integrali (cereali All-Bran), pasta e pane integrali, riso selvatico, lenticchie verdi o nere, ceci, fagioli, farina di soia, succo di pomodoro ecc.


Alimenti vietati in fase 2.

Tutti gli alimenti raffinati come il pane di farina bianca (compreso quello per hot dog e hamburger), il riso (bianco, soffiato, precotto), le gallette e i dolci di riso, la pasta non integrale, i cereali o i biscotti dolci, tortillas e croissant. Alcune verdure come barbabietola, carote, fave cotte, mais, pastinaca, patata, rapa e zucca. Alcuni frutti come ananas, banana, melone e uva. Tutti i succhi di frutta e tutte le bibite gasate.

Tutti i cibi che contengono zuccheri come cioccolato, dolciumi, melassa, miele, sciroppo d'acero ecc.


Fase 3

La terza fase della dieta di South Beach è una fase di stabilizzazione. Una volta arrivati a questo stadio, cioè al peso desiderato, avrete sicuramente acquisito nuove e corrette abitudini alimentari, e di certo sarete in grado di distinguere tra i diversi tipi di zuccheri e di grassi, ovvero tra quelli che potete tranquillamente assumere e altri che sono nocivi per la salute. Si tratta ora di introdurre definitivamente queste nuove abitudini nella vita quotidiana.


La fase 3 è meno rigida delle precedenti e gli “strappi” che potete concedervi più numerosi. Ora è possibile consumare alimenti prima vietati dalla dieta, anche se è consigliabile farlo solo in via eccezionale, per evitare di riacquistare peso. Se ciò dovesse accadere, per esempio durante le vacanze o nei periodi festivi, riprendete la fase 1 finché non avrete nuovamente smaltito i chili di troppo.

Vantaggi, rischi e inconvenienti

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I principali vantaggi della dieta di South Beach sono sicuramente il dimagramento piuttosto rapido e il raggiungimento di livelli accettabili di colesterolo, trigliceridi e glicemia. Un altro aspetto importante e molto positivo che gioca a favore di questo metodo è il fatto che esso induca chi lo pratica ad adottare sane abitudini alimentari, che saranno poi mantenute nel tempo. Inoltre, come tutte le diete ipoglucidiche, non richiede complicati conteggi di calorie.

 

In compenso, sebbene il metodo di South Beach proponga alimenti qualitativamente irreprensibili, a lungo andare possono insorgere carenze di vitamine del gruppo B, di sali minerali e di oligoelementi. Inoltre, i cibi prescritti dal dottor Agatston (integrali, biologici, non raffinati) sono a volte difficilmente reperibili nei supermercati. Se si segue questa dieta, diventa disagevole accettare inviti a pranzo fuori casa o al ristorante. Ovviamente, è una questione di scelta personale.

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