Dieta per diabete tipo 2

In Italia, il diabete interessa circa il 4,9% della popolazione: 3 milioni di italiani sono diabetici e almeno 1 milione lo è senza saperlo. In realtà, si tratta solo di numeri indicativi perché le rilevazioni epidemiologiche più recenti indicano dati costantemente in aumento.


Dieta per diabete di tipo 2
Il diabete di tipo 2

TROPPO ZUCCHERO NEL SANGUE.

Per diabete si intende una condizione caratterizzata da alcune alterazioni del metabolismo glucidico (cioè degli zuccheri) ma non solo, che conduce in prima istanza all'aumento dei valori del glucosio (zucchero) nel sangue. Proprio per questo motivo il diabete è detto "mellito", cioè dolce.

 

In caso di malattia, infatti, gli zuccheri, ma anche i grassi introdotti attraverso l'alimentazione, non vengono trasformati e smaltiti nel modo corretto. In presenza di diabete, pertanto, il livello del glucosio nel sangue (la cosiddetta "glicemia") è instabile e tende a raggiungere concentrazioni eccessive: si parla allora di iperglicemia.

 

IL RUOLO DELL'INSULINA.

Il principale responsabile di questo fenomeno è un difetto nella secrezione o nella risposta delle cellule bersaglio all'insulina, un ormone molto particolare dell'organismo umano. Si tratta di una sostanza secreta dalle cellule 6 (cellule beta), un gruppo di cellule contenute nelle isole di Langherhans, che sono una delle componenti del pancreas.

 

L'insulina ha un ruolo indispensabile nella regolazione del metabolismo degli zuccheri: permette agli zuccheri introdotti con l'alimentazione di entrare nelle cellule per nutrirle e nei muscoli per produrre energia oppure, se gli zuccheri sono in eccesso, di arrivare al fegato, dove vengono trasformati in glicogeno, una riserva energetica.

 

In caso di diabete l'insulina manca, scarseggia oppure non riesce a comunicare con il resto dell'organismo. Di conseguenza, tutto il meccanismo che regola il glucosio si inceppa: gli zuccheri non riescono a raggiungere le cellule, il fegato o i muscoli e finiscono con l'accumularsi nel sangue.

 

I valori della glicemia.

In condizioni normali, i livelli di glicemia nel sangue a digiuno si attestano sotto la soglia dei 100 milligrammi per decilitro di sangue (mg/dl). Quando i valori superano, in più misurazioni, questo limite, significa che c'è qualcosa che non va.

 

In genere, quella compresa fra 100 e 126 mg/dl è considerata una fascia a rischio. Significa che la persona soffre di un'alterata glicemia a digiuno, di conseguenza, se non interviene con la giusta prevenzione (modificando lo stile di vita e, se necessario, assumendo dei farmaci specifici, prescritti dal medico), è probabile che sviluppi la malattia nel corso del tempo.

 

Si può parlare, invece, di diabete vero e proprio quando il livello di glicemia a digiuno, controllato più volte, è superiore a 126 milligrammi per decilitro di sangue. Esistono vari tipi di diabete. La forma più diffusa è il diabete di tipo 2, detto anche "non insulino privo" o "non insulino dipendente", che interessa circa il 90% dei diabetici.

 

È più comune nelle persone obese di età superiore ai 40-50 anni, anche se oggi si presenta con una frequenza sempre maggiore pure in soggetti in età evolutiva, con un più precoce riscontro nei bambini e negli adolescenti in sovrappeso o obesi.

 

Questa forma dipende dall'incapacità dell'organismo di recepire nel modo corretto il segnale dato dall'insulina. In termini medici si parla di insuline resistenza: il pancreas continua a produrre insulina, anche se spesso in scarse quantità, ma l'organismo non riesce a utilizzare l'ormone poiché le cellule bersaglio (cioè quelle normalmente sensibili all'azione dell'insulina) dimostrano un'inconsueta resistenza.

Le cause e i sintomi del diabete

Il diabete di tipo 2 è una malattia multifattoriale, legata cioè alla presenza di più cause. Sicuramente c'è una predisposizione genetica di base. E, infatti, circa il 40% dei diabetici di tipo 2 ha parenti di primo grado (genitori, fratelli) affetti dalla stessa condizione.

La predisposizione si trasforma in malattia vera e propria quando subentrano i fattori scatenanti.

 

I principali sono proprio il sovrappeso e l'obesità. Il legame fra questa malattia e l'eccesso di peso è talmente forte da aver spinto l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) a coniare il neologismo "diabesità".

 

In effetti, oltre il 20% dei soggetti obesi è affetto da diabete di tipo 2 e sono percentualmente pochi i soggetti affetti da diabete di tipo 2 non in sovrappeso. Secondo gli esperti, è sufficiente che la persona obesa diminuisca anche solo del 7% il proprio peso corporeo per avere il 60% di possibilità in meno di sviluppare il diabete.

 

Ma perché il sovrappeso può causare diabete?

Occorre considerare che l'eccesso di tessuto adiposo determina insulino-resistenza nei tessuti periferici. Questa, a sua volta, è responsabile di iperinsulinemia (cioè elevati livelli di insulina nel sangue) e di iperglicemia. Non solo. Si è visto anche che l'obesità, soprattutto di tipo addominale, può ridurre la funzionalità delle cellule beta.

 

Infine, bisogna ricordare che le cellule hanno bisogno di zucchero per vivere: quanto maggiore è il numero di cellule da alimentare tanto maggiore sarà anche il fabbisogno di insulina (necessaria per far arrivare lo zucchero alle cellule). Nelle persone obese, quindi, l'insulina viene prodotta, ma non in quantità sufficiente.

 

Oltre all'obesità e alla predisposizione genetica, gli altri fattori e rischio per il diabete di tipo 2 sono:

1) età: le probabilità di sviluppare questa forma della malattia aumentano progressivamente con il passare degli anni. Non è un caso che oltre il 62 % dei diabetici italiani abbia un'età superiore ai 65 anni. Del resto, il pancreas, invecchiando, non è più in grado di rispondere prontamente alla richiesta di insulina ricevuta.

 

2) etnia: le probabilità di ammalarsi sono più alte in afro-americani, ispanico/latinoamericani, americani nativi e asiatici-americani.

 

3) ipertensione e colesterolo alto: è ormai certo che la presenza di pressione alta e colesterolo alto può aumentare il rischio di diabete di tipo 2 e delle sue complicanze.

 

4) dislipidemia, ossia l'alterazione della quantità e della qualità dei grassi nel sangue.

 

5) vita sedentaria, stress, alimentazione sbilanciata: oltre a favorire il sovrappeso, aumentano il fabbisogno di glucosio e quindi di insulina, costringendo il pancreas a un superlavoro.

 

I SINTOMI DEL DIABETE DI TIPO 2.

Il diabete di tipo 2 provoca sintomi più sfumati rispetto al diabete di tipo 1, soprattutto nelle fasi iniziali, per questo può passare inosservata ed essere diagnosticata in ritardo.

 

Si manifesta principalmente con: stanchezza, frequente bisogno di urinare anche nelle ore notturne, perdita di peso improvvisa e immotivata, sete inusuale, forte appetito, guarigione lenta delle ferite, formicolio ai piedi, infezioni alle vie urinarie, prurito, disturbi intimi, sbalzi d'umore.

 

GLI ESAMI DIAGNOSTICI.

In genere, la diagnosi si basa innanzitutto su un'attenta anamnesi, ossia un colloquio approfondito con il paziente per raccogliere il maggior numero possibile di informazioni riguardanti il suo stato di salute, i sintomi manifestati e la storia clinica della famiglia.

 

Il medico prescrive poi esami del sangue, per misurare il tasso di glucosio. Per porre una diagnosi di diabete non basta, però, una semplice misurazione della glicemia.

 

In genere, si misura più volte sia la glicemia a digiuno sia quella presente a distanza di due ore dai pasti o dalla somministrazione di 75 grammi di glucosio (si tratta della cosiddetta "curva glicemica da carico orale").

 

Per avere un quadro più completo della situazione, il medico può richiedere anche le analisi delle urine. In condizioni normali, le urine non contengono glucosio: se la glicemia è sotto la soglia limite, infatti, lo zucchero viene filtrato dai reni e non raggiunge le urine.

 

Se, invece, il glucosio è presente in quantità eccessive, la parte in esubero viene smaltita proprio tramite le urine, che così diventano dolciastre. Ecco perché una presenza di zuccheri Il diabete ha un forte impatto sulla vita di chi ne è colpito. Come tutte le condizioni croniche, infatti, obbliga la persona a entra­re in un percorso di cura e di gestione continuativo, difficile da accettare, soprattutto all'inizio.

 

Avere il diabete significa dover imparare a misurare la glicemia, anche più volte al giorno, a riconoscere i segnali di un innalzamento e di un abbassamento eccessivi, a mangiare in modo equilibrato, a seguire le cure prescritte.

 

In caso contrario, si rischia di peggiorare la situazione. Nelle prime fasi, spesso, prevalgono il senso di sconforto, la rabbia, la frustrazione. Eppure, è importante sapere che oggi la malattia può essere gestita con successo.

 

L'AUTOCONTROLLO DELLA GLICEMIA.

Convivere con il diabete e imparare a tenerlo sotto controllo signi­fica innanzitutto sottoporsi a misurazioni costanti della glicemia. In genere, il diabete di tipo 2, rispetto al tipo 1, è caratterizzato da una maggiore stabilità dei valori glicemici, per cui bastano uno-due controlli al giorno.

 

Occorre innanzitutto procurarsi gli appositi kit. Quindi, ogni volta bisogna pungersi un dito con l'apposito ago e poi mettere una goccia di sangue sul dispositivo che si trova nella scatola, per controllarne i valori.

Diabete: la dieta, l'attività fisica e i farmaci.

Il trattamento del diabete di tipo 2 si basa in primo luogo su una correzione dello stile di vita, in particolare sul rispetto di una dieta e sulla pratica di una costante attività fisica. Per quanto riguarda l'alimentazione non bisogna eccedere con l'introito calorico, mangiando in modo equilibrato.

 

I carboidrati non sono vietati, ma vanno consumati con moderazione (devono rappresentare fra il 45 e il 60% delle calorie giornaliere). È importante, poi, consumare cinque porzioni al giorno di fibre (contenute in frutta e verdura): infatti, ritardano o riducono l'assorbimento degli zuccheri ingeriti. Gli esperti suggeriscono, poi, di muoversi almeno 30-40 minuti tre-quattro volte alla settimana.

 

Le attività fisiche consigliate sono soprattutto il nuoto, la ginnastica, la marcia, la corsa, il ciclismo, lo sci, la canoa, la danza, il tennis. Occorre considerare, però, che se si è in forte sovrappeso alcuni sport sono da praticare con cautela, come la corsa che carica eccessivamente le articolazioni. Meglio, quindi, chiedere consiglio a un medico dello sport.

 

I FARMACI PIÙ UTILIZZATI.

Se la dieta e l'esercizio fisico non sono sufficienti a riportare la glicemia a valori accettabili, il diabetologo può prescrivere una cura a base di farmaci orali. I più utilizzati sono quattro: insulino-sensibilizzanti (come metformina e glitazoni): ognuno ha meccanismi d'azione diversi, ma tutti migliorano il funzionamento dell'insulina. In pratica, aumentano la capacità di azione dell'insulina sui tessuti bersaglio.

 

Inoltre, riducono la produzione di glucosio epatico e l'assorbimento intestinale dello zucchero. Fra questi, il più utilizzato è la metformina, da anni il farmaco di prima scelta per la cura del diabete di tipo 2: è efficace, ben tollerato, non costoso (il brevetto è scaduto, per cui il farmaco oggi è generico) e ha un effetto benefico anche sul rischio di sviluppare malattie cardiovascolari; sulfaniluree: sostanze che migliorano la produzione dell'insulina da parte delle cellule beta del pancreas; acarbosio: è un inibitore dell'alfa-glucosidasi, un enzima incaricato della digestione degli zuccheri nell'intestino.

 

Ecco perché riduce l'assorbimento intestinale di glucosio, diminuendo l'aumento della glicemia dopo i pasti; repaglinide: è uno stimolatore non sulfanilureico della secrezione insulinica, derivato dall'acido benzoico. Si può considerare un regolatore della glicemia durante i pasti, con uno stimolo minore della secrezione insulinica lontano dai pasti.

 

QUANDO SERVE L'INSULINA.

Talvolta, può essere necessario anche ricorrere alle iniezioni di insulina. Oggi, infatti, l'obiettivo è attuare la cura migliore nel più breve tempo possibile. Se lo specialista stabilisce che le iniezioni di insulina sono la soluzione più efficace per quel caso, allora bisogna procedere in quel senso.

 

La somministrazione di insulina, inoltre, può risultare necessaria in circostanze particolari come interventi chirurgici (facilita la guarigione delle ferite) o infezioni anche banali (influenza, bronchite, cistite, prostatite e così via).

 

Negli ultimi anni sono state messe a punto nuove classi di farmaci. In particolare, la ricerca ha sviluppato molecole in grado e imitare il sistema naturale delle incretine.

 

Le incretine sono ormoni che vengono prodotti dall'organismi subito dopo i pasti. Se la glicemia è alta, questi ormoni intervengono per riportarla a livelli normali, stimolando la produzione di insulina.

 

Inoltre, se serve, ostacolano la secrezione di glucagone, un ormone prodotto dalle cellule alfa del pancreas, che ha una funzione opposta rispetto a quella dell'insulina: in caso di abbassamento eccessivo della glicemia, ordina il rilascio di zucchero da depositi tissutali.

 

E soprattutto l’incretina GLP-1 a intervenire in questo meccanismo: stimola la produzione di insulina, senza indurre ipoglicemia (calo eccessivo della glicemia) e senza essere aggressiva verso le cellule beta.

 

Le incretine naturali, prodotte fisiologicamente dopo i pasti vengono poi degradate rapidamente dall'enzima DPP-4. In caso di diabete di tipo 2, però, questo meccanismo non funziona perfettamente. Ecco allora che subentrano i nuovi farmaci con due meccanismi d'azione: imitando l'incretina GPL-1 naturale o inibendo l'enzima DPP-4.

 

Per maggiori informazioni: Diabete.it

 

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