Equiseto: proprietà terapeutiche

L’equiseto o coda cavallina, inodore, insapore e priva di fiori, foglie e semi è una pianta perenne, alta, dai 30 ai 60 cm. Una Crittogama delle Pteridofite, appartenente alla famiglia delle Equisetacee. Il rizoma dell'equiseto è sottile, scuro, serpeggiante, profondo, ramificato e, talvolta, munito di alcuni tubercoli. 


Proprietà e benefici dell'equiseto
Equiseto o coda cavallina

Sul rizoma si innestano, in periodi diversi, due cauli (fusticini) molto differenti fra loro: in primavera (da marzo ad aprile), nascono i cauli fertili, semplici, privi di rami, bianco-giallastri o bruno-rossastri, perché privi di clorofilla, lisci, striati longitudinalmente, segmentati, corti (alti 10-30 cm), cilindrici e portanti, all'apice, una particolare spiga a pigna, grigio-giallastra, contenente gli sporangi (tasche), che, a loro volta, custodiscono le spore.

 

Le spore, minutissime, globose, cenerine o verdognole, sono addette alla diffusione dell'equiseto, il quale, non possedendo i soliti organi della riproduzione (fiori e semi), senza le spore non potrebbe diffondersi. Le spore sono provviste di uno strano meccanismo che permette loro di uscire dagli sporangi, quando è il momento adatto a dar vita a nuove piante: ogni spora, infatti, possiede quattro membrane larghe, piatte, flessibili e molto igroscopiche, per cui, quando il tempo è secco, esse si distendono rapidamente, facendo catapultare la spora fuori dallo sporangio, spora dalla quale nascerà un'altra pianta.

 

Eseguito il loro compito, cioè la disseminazione delle spore, i cauli fertili muoiono e da maggio a luglio nascono e vivono i cauli sterili. Questi sono verdi perché contengono la clorofilla: il loro fusticino, diviso in segmenti impiantati uno nell'altro, è segnato da scanalature e porta verticilli di rametti, esili e gracili, dalla superfice ruvida e articolata in segmenti. L'equiseto non ha foglie, però sia i cauli fertili che quelli sterili all'altezza di ciascun nodo che separa i segmenti, presentano una guaina dotata di dentini acuminati.

 

TEMPO BALSAMICO. Gli steli sterili, che sono gli unici a possedere doti terapeutiche, si colgono durante l'estate.

 

HABITAT. L'equiseto ama i terreni piuttosto umidi e ombrosi; alligna accanto a fossati e stagni o sulle scarpate dell'Italia settentrionale, fino a 2500 m di altitudine.

 

Principi attivi presenti nell’equiseto.

Sono i cauli sterili che hanno proprietà medicinali, in quanto proprio loro sono ricchi di preziosi PRINCIPI ATTIVI: acidi organici, alcaloidi, come nicotina, palustrina, palestrina; flavonoidi, glucosidi, steroli, un Principio Amaro e, soprattutto, i minerali; questi ultimi sono talmente presenti nella coda cavallina, al punto che essa viene denominata «piccola miniera». Calcio, ferro, fosforo, magnesio, manganese, potassio, silice, sodio e zolfo.

 

Proprietà e benefici dell’equiseto.

La presenza e la quantità di questi minerali danno all’equiseto un potere rimineralizzante.

La silice, presente in forti dosi, ne aumenta il potere, perché, oltre alla propria specifica azione, essa favorisce l'assimilazione e il fissaggio, nelle ossa, del calcio e del fosforo.

 

Pertanto, nei casi di rachitismo, di fragilità o di fratture ossee, di osteoporosi e in tutti gli altri malanni imputabili a carenze di sali minerali nello scheletro, è consigliabile una cura di equiseto.

 

Nelle ceneri dell'equiseto essiccato, la silice è presente al 6,40% e, nel suo decotto, essa è solubile in misura dello 0,6%: per tale solubilità, il nostro organismo può assimilarla e fruire dei benefici poteri della pianta, poteri che sono numerosi e importanti: per esempio, l'acido silicico, che, come si è detto, essa contiene in abbondanza, ha la capacità di incentivare la leucocitosi e, quindi, di rendere l'equiseto un ottimo attivatore delle difese immunitarie.

 

Inoltre, l'equiseto, sempre per la sua ricchezza di silice, è prezioso per il sistema circolatorio: infatti, rafforza e tonifica le pareti delle vene e impedisce l'accumulo dei grassi nelle arterie e la sua azione astringente viene sfruttata per ridurre il volume delle vene varicose.

 

L'equiseto, ricco di silice, che accelera i tempi di coagulazione è sempre stato usato come emostatico, sia nelle emorragie interne che in quelle esterne (come l'epistassi), sin dai tempi passati.

 

Ancora oggi, dopo esperimenti scientifici e ricerche moderne, la coda cavallina mantiene salda e intatta la sua fama di pianta antiemorragica. Altri esperimenti hanno dimostrato che il succo dell'equiseto stimola la produzione dei globuli rossi del sangue, quindi è utile nei casi di anemia.

 

Un'altra azione importante dell'equiseto è quella di proteggere e rafforzare il nostro connettivo, sia all'interno che all'esterno dell'organismo: esso agisce pure da ottimo «riparatore» del tessuto connettivale e, per tali proprietà, la coda cavallina viene usata anche nella cura delle patologie reumatiche.

 

Nella terapia della tubercolosi, si sfrutta tale potere riparatore connettivale dell'equiseto. Sin dai tempi passati, e anche oggi, le lesioni e i danni polmonari venivano e vengono, tuttora, curati con il decotto «riparatore» dell'equiseto.

 

Questo decotto è un vero toccasana per i tubercolotici, perché promuove il consolidamento dei tessuti polmonari, riducendo, in tal modo, l'ampiezza delle lesioni e delle «caverne» polmonari; inoltre, ne neutralizza i bacilli, fa regredire la febbre e i sudori notturni, responsabili della debolezza e della grande stanchezza che pervade le persone ammalate di tubercolosi.

 

Esperimenti eseguiti in Francia hanno comprovato, con successo, tali proprietà. Altri esperimenti, invece, hanno dimostrato che il succo estratto dalla coda cavallina stimola la produzione dei globuli rossi del sangue, quindi è utile nelle anemie.

 

Il decotto di equiseto agisce positivamente sull'apparato renale: da, infatti, buoni risultati nella cura della cistite, dell'oliguria, della deficienza renale e vescicale e della calcolosi renale.

 

Diuretico, rimineralizzante, attivatore del sistema immunitario, protettore di vene e arterie e dell'apparato urinario, antiemorragico, antianemico, protettore e riparatore del tessuto connettivo, valida cura contro i reumatismi e i danni polmonari provocati dalla tubercolosi, curativo dell'apparato renale, l'equiseto, semplice pianticella, racchiude in sé gli elementi naturali utili alla nostra salute.

 

USO ESTERNO.

Da tempo, nelle campagne, si curano, con successo, ferite, piaghe, ulcere varicose, paterecci, utilizzando il decotto di equiseto, che, oggi, si usa per curare anche le pelli infiammate. Gargarismi fatti col decotto di coda cavallina sono ottimi contro le afte.

 

Bagni alle mani e pediluvi con estratto di equiseto sono atti a calmare i postumi di fratture ai piedi e alle caviglie e per far scomparire i geloni. Semicupi fatti in decotto di coda cavallina tolgono l'infiammazione e l'irritazione delle parti intime e curano i disturbi pelvici femminili.

 

Per la sua azione diuretica, l'equiseto spesso è usato come coadiuvante nelle diete dimagranti; entra a far parte delle creme atte a rivitalizzare e vitaminizzare pelli asfittiche, a purificare quelle impure e a curare pelli affette da fragilità cellulare e da couperose.

Equiseto: uso e preparazioni.

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Infuso: lasciare in infusione, per un quarto d'ora, in una tazza di acqua bollente e coperta, 2 cucchiaini di cauli sterili contusi.

 

Decotto: cuocere a fuoco lento, per 3 ore, 2,0 g di cauli sterili secchi, in 200 cc di acqua, pochissimo zuccherata. Secondo due ricercatori polacchi, Piekos e Palslawka, questo decotto contiene maggior quantità di silice di altri preparati, cioè: 55,5 mg.

Il decotto è la preparazione più usata.

 

Macerato: lasciar macerare, per un'intera notte, un pugno di cauli sterili, essiccati e sminuzzati, in un litro di acqua fredda.

 

Cenere: bruciando i cauli, sterili ed essiccati, si ottiene la cenere.

 

Succo: si acquista in farmacia o in erboristeria.

 

DOSI PER USO INTERNO.

Infuso: berne, almeno, 3 tazze al giorno.

 

Decotto: assumerne una tazza scarsa da té, prima dei 3 pasti.

 

Cenere: dopo averla setacciata, assumerne mezzo cucchiaino, sciolta in acqua, prima dei pasti.

 

Succo: secondo prescrizione medica, nei casi di anemia.

 

DOSI PER USO ESTERNO.

Infuso: dopo i 3 pasti principali, usare l'infuso per sciacqui e gargarismi nel cavo orale.

 

Decotto: 2 pediluvi al giorno, per un quarto d'ora (mattino e sera), calmano i postumi delle fratture. Semicupi, mattina e sera, sono salutari per l'apparato ginecologico.

 

Macerato: ogni sera, fino a risultato raggiunto, fare impacchi, con il macerato, su pelli asfittiche o affette da couperose o da fragilità cellulare.

 

Succo: per cancellare i segni di stanchezza dalle palpebre, coprirle, per 10 minuti, con 2 tamponi di ovatta intrisi di succo e di acqua distillata, in parti uguali.

 

Cenere: una buona maschera di bellezza, dall'azione purificatrice si ottiene mescolando 2 cucchiai di cenere di equiseto, un vasetto di yogurt e un cucchiaino di miele fino a ottenere una pappetta cremosa da stendere sul viso e sul collo e da tenere in posa per 10 o 15 minuti. Alla fine, eliminare la maschera, con acqua tiepida.

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