Mirra: proprietà curative

Oro, incenso e mirra, trittico legato alla sacralità perché, nell'immaginario collettivo, evoca la Natalità del Divin Bambino e i doni offertigli dai Re Magi. Le proprietà terapeutiche della mirra erano molto stimate, gli antichi considerarono la mirra una pianta solare e sacra.


Proprietà benefiche della mirra
Mirra

Moltissime sono le specie appartenenti al genere Commiphora, simili fra loro, ma, nel contempo, differenziate, perché modificate dai fattori ambientali del luogo in cui vivono.

 

La corteccia delle Commiphore, ricca di cavità e canali resiniferi, presenta grosse screpolature e, quindi, si sfalda facilmente in frammenti, più o meno piccoli, lasciando così sgorgare un liquido lattiginoso, giallastro e balsamico, dal lieve profumo aromatico: la mirra.

 

L'essudazione della mirra non avviene solo in questo modo naturale, ma è anche provocata da punture di insetti e, soprattutto, dalle incisioni fatte dall'uomo a scopo commerciale.

La qualità della mirra essudata naturalmente è migliore di quella fatta sgorgare artificialmente.

 

Il liquido lattiginoso emesso dalla Commiphora, al contatto con l'aria, si rapprende e si consolida in piccole masse, dette “lacrime”, rossicce, giallastre, dalla superficie screpolata e traslucida, coperta da polvere giallastra. Talvolta, invece, può solidificarsi in grossolani pezzi scuri, che, spesso, solidificandosi, inglobano frammenti di vegetali o di piccoli insetti.

 

Fra le Commiphore più importanti, ricordiamo:

C. ABYSSINICA (Berg). Vive, non solo in Abissinia, come indica li nome, ma anche in Arabia e in Eritrea, fra i 300 e i 2000 m di altitudine; è un grande albero che può raggiungere anche i 10 m di altezza: l'Abissinica produce una mirra buona, ma dall'aspetto esteriore poco gradevole.

 

C. MYRRHA (Nees). Detta anche Molmol, dal nome indigeno della resina che essa produce; alligna nel settentrione della Somalia, le sue foglie (come quelle di altre Commiphore) sono trifogliate: la centrale più larga e più lunga e le due laterali molto piccole e sessili (senza picciolo).

 

C. SCHIMPERI (Berg). Vive in Abissinia, nel Tigrai e nello Yemen; è coperta da moltissime foglie; la Schimperi produce un'ottima mirra.

 

C. OPOBALSAMUM (L.). Vive in Arabia e nel Sud della Somalia: dall'apice dei suoi rami, sgorgano, naturalmente e spontaneamente, piccole lacrime verdi di balsamo, usate dagli indigeni per guarire le ferite e come diuretico e antidoto contro il veleno dei serpenti.

 

C. ERYTHRAEA (Ehrenb). Il suo legno rosso, odoroso e balsamico è venduto come profumo, col nome di «legno di Gafal».

 

Dioscoride Pedanium, celebre medico e colto esperto di medicina erboristica, vissuto probabilmente nel I secolo d.C., nel suo De materia medica, scrisse: «La mirra migliore è la trogloditica, così denominata dalla regione in cui nasce; ha colore verdastro, è pungente e dall'aspetto traslucido».

 

Principi attivi presenti nella mirra.

La mirra contiene vari PRINCIPI ATTIVI: alcuni acidi, come l'acetico, il commiforico, il mirrobolico, il palmitico, aldeide cinnamica e cuminica, eugenolo, pinene, mirrina, mirsolo, mucillagini, olio essenziale, Principi Amari, mucillagini ecc.

 

Le varie mirre, secrete dalle differenti Commiphore, possono essere morfologicamente diverse fra loro, ma, in realtà, sono tutte resine aromatiche e balsamiche, dal sapore amaro e dall'essenza di un bellissimo colore bruno-rossiccio.

 

In commercio, la mirra è presente sotto forma di lacrime, piuttosto fragili, polverose, rossicce o giallastre oppure in frammenti grossolani, spesso con piccole cavità interne e residui vegetali e animali (come già accennato).

 

Oltre alla mirra vera e propria, gli indigeni, facendo bollire i rametti giovani della Commiphora Opobalsamum, ne ricavano un balsamo dorato, fluido e dal profumo molto gradevole che viene usato, con risultati positivi, nelle preparazioni farmaceutiche.

 

Lo stacte o olio di mirra, secondo alcuni Autori, è prodotto dalla spremitura di una varietà di mirra (detta «mirra di pianura») che alligna in terreni molto fertili. Altri studiosi, invece, sostengono che lo stacte non è altro che la mirra che sgorga, spontaneamente, in modo del tutto naturale, dalle piante ben nutrite da terreni grassi e umosi.

 

Questa mirra «naturale» è pertanto considerata la migliore e la più richiesta. Lo stacte è una sostanza grassa e untuosa, per tale ragione, forse, è considerato un olio. Anticamente, era molto ricercato, perché costituiva la base di molti cosmetici, profumi e pomate.

 

Non a caso la parola greca «myron», che deriva da «myrrha», era sinonimo di oli e unguenti profumati.

Proprietà terapeutiche della mirra.

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Pure in campo medico, la mirra era molto utilizzata: i soldati feriti in battaglia la usavano come antisettico e per accelerare la cicatrizzazione delle ferite riportate sui campi di battaglia: la medesima funzione, nei nostri tempi moderni, la esercita sulle piaghe e sulle normali ferite.

 

Oggi, come ieri, si riconosce all'olio di mirra e alla mirra stessa la capacità di debellare la raucedine, la tracheite, la tosse, anche se persistente, e la bronchite: cioè cura le malattie dell'apparato respiratorio in generale, e i disturbi dovuti a una iperproduzione di muco, in particolare.

 

L'olio di mirra, oltre che essere un eccellente espettorante, è anche corroborante e fortificante. Inoltre, stimola l'appetito, aiuta la digestione, perché eccita la produzione dei succhi gastrici e combatte la flatulenza.

 

Per la sua proprietà di stimolare le funzioni digestive, la mirra fa parte delle ricette di molti liquori digestivi, nei quali la sua amarezza viene corretta da altri estratti erboristici, pur lasciando intatta la sua capacità carminativa.

 

USO ESTERNO.

Notevoli sono le proprietà antisettiche che la tintura di mirra esercita sulla cavità orale: allungata con acqua e usata come collutorio, infatti, toglie l'infiammazione alle gengive e alle altre mucose del cavo orale, combatte la stomatite, cicatrizzando le piccole afte, contrasta la piorrea, se si cura agli inizi.

 

I gargarismi fatti con tintura, sempre allungata con acqua, tolgono l'infiammazione alla gola. Le frizioni, con tintura e acqua, sulle parti dolenti a causa dei reumatismi, alleviano infiammazione e dolori.

Proprietà cosmetiche della mirra.

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Nella più antica e atavica cosmesi, la mirra e i suoi derivati sono stati usati, dai popoli più evoluti, come prodotti di bellezza di indubbio valore.

 

Oli e pomate profumati, a base di stacte, erano cosmetici molto pregiati: in verità l'olio di mirra mantiene morbida e vitale la pelle e, come era ben noto alle antiche dame, esperte di bellezza, dona un incarnato invidiabile.

 

In effetti, molteplici sono le doti cosmetiche della mirra: le frizioni, fatte con la sua tintura, sulla pelle, la vivificano e la rassodano, tanto che essa è consigliata per ovviare all'antiestetico cedimento, che si verifica a causa dell'afflosciarsi della pelle, all'interno delle cosce.

 

In Somalia, vige l'abitudine di usare come collirio, il succo dei rametti giovani di Commiphora Schimperi, mentre il succo della Commiphora Microcarpa è loro utile per mantenere sani e puliti i denti. Le donne egiziane, esperte di cosmetica, creavano maschere di bellezza con l'olio di mirra.

 

TEMPO BALSAMICO.

Può variare a seconda delle regioni e, quindi, del clima. Plinio (Como 23 d.C. - Stabia 79 d.C), grande studioso e autore di un'imponente opera sulla Natura in 37 volumi, la Naturalis bistorta, scriveva che le incisioni sulle cortecce delle Commiphore venivano praticate due volte all'anno.

 

Una delle  date più accreditate coincideva con l'apparizione, in ciclo, della costellazione di Sirio, vale a dire nel periodo più caldo e più solare di tutto l'anno, perché, secondo la tradizione, la mirra «apparteneva al Fuoco celeste», cioè era una pianta di natura solare. In altre terre, l'incisione avviene prima che inizi il periodo delle piogge.

 

Mirra: uso e preparazioni.

Pillole e polvere di mirra: si trova nelle farmacie e nelle erboristerie.

 

Olio di mirra: si acquista nelle farmacie e nelle erboristerie.

 

Tintura: macerare, per 10 giorni, 20 g di mirra, in 100 g di alcol a 70°. Agitare spesso il macerato.

 

Creme e unguenti o pomate: aggiungere a ogni 50 g di questi prodotti, una ventina di gocce di stacte o di olio di mirra.

 

DOSI PER USO INTERNO.

Pillole o polvere mescolata con miele o assunta in un'ostia bagnata, nelle dosi da g 0,1 a g 0,5, a seconda del grado di gravità dei disturbi gastrici, bronchitici ecc.

 

Tintura di mirra: bere uno o due cucchiaini giornalieri di tintura, allungata con acqua e poco miele, per attenuarne l'amarezza, nelle digestioni lente e difficili, nei disturbi gastrici e nelle affezioni bronchitiche e polmonari.

 

DOSI PER USO ESTERNO.

Olio di mirra: frizionare, due volte al giorno, le parti dolenti, a causa dei reumatismi o dell'artrite: ungere e frizionare il petto e la gola, per debellare la tosse e altri disturbi dell'apparato respiratorio; frizionare lievemente la pelle con olio di mirra, per ottenere un bell'incarnato, vivificare e rassodare le pelli stanche e avvizzite.

 

Tintura di mirra: pennellare, più volte al giorno, con la tintura, le afte orali, le gengive infiammate; fare gargarismi, 2 o 3 volte al dì, contro il mal di gola; durante la giornata, bagnare spesso, con la tintura, ferite, escoriazioni e piaghe, per guarirle e accelerarne la cicatrizzazione.

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