Biancospino: proprietà curative

Il biancospino, appartenente alla famiglia delle Rosacee, è un grande arbusto spinoso, talvolta a forma di alberello la cui altezza, varia dai 2 ai 10 m. il fusto è formato da legno duro e la sua corteccia, usata come febbrifuga, è chiara, quasi bianco-argentea; le foglie dure, lucenti, di un color verde carico, divise in tre o cinque lobi, sono rette da un breve picciolo. 


Proprietà e benefici del biancospino
Biancospino

I fiori piccoli possono essere a seconda delle varietà, arancioni, gialli, ma, massimamente, bianchi, talvolta con lievi sfumature rosate: sono riuniti in infiorescenze a corimbo.

 

I frutti, tondi o ovoidi e carnosi, sono di colore scarlatto o rosso-corallo. Il biancospino può vivere moltissimi anni e diventare una pianta enorme: nel libro "I vecchi alberi della Normandia", si legge che, fino agli inizi di questo secolo, viveva, in quella regione, un vecchissimo biancospino, dal tronco di un metro e 20 cm di circonferenza (misurata all'altezza di un metro dal suolo): la sua età, calcolata da esperti, oscillava dai 510 ai 560 anni.

 

Si colgono i fiori del biancospino in aprile e maggio, all'inizio, cioè, della loro fioritura, la corteccia dei rami giovani in autunno e, sempre in autunno, i frutti, a piena maturazione.

 

HABITAT.

Il biancospino predilige i pendii cespugliosi, vive bene fra le siepi e ai limitari dei campi, dalla pianura alla zona submontana.

 

Proprietà terapeutiche del biancospino.

Terapeuticamente, la parte più valida e più usata del biancospino sono i fiori, che contengono i seguenti Principi Attivi: acido crategico, acido crategolico, amigdalina, crataegus-lattone, crategina (glucoside analogo all'esculina), derivati flavonici (quercitina, quercitrina e iperoside), olio etereo, sostanze tanniche e zuccheri.

 

I PRINCIPI ATTIVI della corteccia sono crataegina e oxyacantina.

La corteccia è un buon febbrifugo e le foglie e i frutti sono astringenti e antidiarroici. I fiori hanno valide proprietà cardiotoniche e antispasmodiche. Infatti, i loro preparati danno ottimi risultati negli stati di emotività, di angoscia, calmano gli spasmi vascolari, le crisi nervose e le convulsioni, conciliano il sonno e curano gli esaurimenti nervosi e le nevrosi in genere.

 

Inoltre, proprio perché sono antispasmodici, leniscono gli spasmi dolorosi dello stomaco e calmano le tossi spasmodiche. La forza sedativa, cardiotonica e vasodilatatrice dei fiori agisce, attraverso il sistema simpatico, simultaneamente, sul cuore e sui vasi sanguigni, calmando le pulsazioni dell'uno e regolarizzando la pressione sanguigna degli altri.

 

L'azione terapeutica dei fiori si è dimostrata valida anche nei casi di nevrosi cardiache, tachicardie, palpitazioni e aritmie. Ottimi risultati ha dato il loro impiego nella cura dei disturbi spastici delle estremità inferiori e delle varici, nelle terapie per gli anziani che soffrono di disturbi circolatori e per dare sollievo a coloro che soffrono di angina pectoris della quale, oltretutto, prevengono le crisi.

 

Per tali suddette proprietà e per la sua mancanza assoluta di azione tossica e cumulativa, il biancospino sostituisce la digitale, specie quando essa è mal tollerata, purché la dose giornaliera non superi le 80 o 100 gocce: i suoi fiori, infatti, le sono inferiori solo per quanto concerne il tono cardiaco, ma le sono superiori per quanto riguarda l'irrorazione sanguigna dei tessuti.

 

Proprietà cosmetiche del biancospino.

L'azione calmante e antispasmodica del biancospino si riflette, indirettamente, sulla bellezza, perché i muscoli del viso sono meno tesi e i lineamenti si ammorbidiscono.

 

Inoltre, i preparati cosmetici che lo contengono hanno, direttamente, una funzione calmante su pelli irritate e un'azione rivitalizzante su pelli rese asfittiche dagli stress giornalieri e dagli ambienti inquinati; l'infuso di fiori ha un'azione astringente e rimineralizzante sulle pelli, specie su quelle grasse.

Biancospino: uso e preparazioni.

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USO ESTERNO.

 

Gli sciacqui e i gargarismi fatti con decotti di frutti o infusi di fiori calmano le infiammazioni del cavo orale e curano le gengive sanguinanti.

 

Preparazioni con il biancospino.

Infuso dei fiori: lasciare in infusione, 20 minuti, un pugno scarso di fiori essiccati di biancospino in mezzo litro di acqua bollente. Filtrare.

 

Tintura dei fiori: macerare, per una settimana, 20 g di fiori essiccati e sbriciolati, in 90 g di alcol a 70°. Filtrare.

 

Sciroppo di fiori: all'infuso di fiori, aggiungere pari peso di zucchero, operando a caldo (meglio a bagnomaria) e mescolando adagio.

 

Decotto di frutti di biancospino: bollire adagio, per 5 minuti, 5 g di frutti in 250 ml di acqua. Spegnere e, a recipiente coperto, lasciare in fusione, per altri 5 minuti, il decotto ottenuto. Filtrare.

 

Decotto di scorza dei rami giovani: bollire adagio, per una ventina di minuti, un pugno di corteccia contusa e sminuzzata, in ¾ di litro di acqua. Lasciare in fusione per altri 10 minuti. Filtrare.

 

DOSI PER USO INTERNO.

Infuso: berne una tazza, 3 volte al dì, per tutti i disturbi già elencati.

 

Tintura: 20 gocce prima di ogni pasto, per 3 settimane, per abbassare la pressione (Jean Valnet); 40 gocce, prima di coricarsi, per avere un sonno tranquillo e per uso antispastico (Jean Valnet).

 

Sciroppo: una tazzina da caffè nell'arco della giornata, come lenitivo e calmante.

 

Decotto di frutti: una tazza, 3 o 4 volte al dì, contro la diarrea.

 

Decotto di scorza: berne 3 o 4 tazze al giorno, come febbrifugo.

 

DOSI PER USO ESTERNO.

Infuso e decotto di frutti: fare gargarismi, 3 o 4 volte al giorno, contro l'infiammazione e l'irritazione della gola e sciacqui, per lenire le infiammazioni delle mucose del cavo orale e guarire le gengive sanguinanti. Infuso o decotto: fare impacchi (appena appena tiepidi) su varici gonfie e dolenti, per lenire il dolore e riattivare un poco la circolazione sanguigna.

Curiosità sul biancospino.

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Protagonista di miti e leggende, il biancospino è legato, soprattutto, alla sacralità della morte del Redentore, alla pietà amorevole di Giuseppe d'Arimatea e alla notissima storia del Santo Graal.

 

Giuseppe d'Arimatea aveva raccolto, nel calice usato da Gesù, durante l'Ultima cena, il sangue che sgorgava dal cuore del Cristo immolato. La leggenda inglese racconta che, arrivato sulle coste della Britania, con il calice sacro, Giuseppe, stanco del viaggio, si appoggiò al proprio bastone, ma nel momento in cui questi toccò la terra, il suo legno fiorì, trasformandosi in una pianta di biancospino.

 

Il miracolo continuò, perché questa nuova pianta, non si limitò a comparire miracolosamente per ricordare l'atto d'amore di Giuseppe, ma continuò a fiorire, ogni anno, a Natale, per celebrare la nascita del Salvatore.

 

La leggenda intessuta attorno a questa delicata e significativa storia, asseriva che la pianta del biancospino rappresentava, con i suoi petali bianchi, il candore e la purezza della Vergine, Madre del Cristo, con gli stami rossastri, le gocce del sangue del Piglio e, con gli aculei dei rami, la corona spinosa che gli cingeva il capo, durante il martirio.

 

Le cronache storiche dei tempi passati raccontano che il miracoloso biancospino fu divelto dai Puritani, nell'anno 1649. Oltre al ricordo del pietoso e amorevole gesto di Giuseppe d'Arimatea, ancora oggi è vivissima la memoria del Santo Graal, calice dell'Ultima cena d'amore e anche calice dell'ultima scena di vita terrena del Redentore.

 

Il nome latino del biancospino, “crataegus”, sembra derivare dal greco “kràtos” = forza, a esprimere e ricordare la proprietà terapeutiche con la quale i suoi fiori curano il nostro organismo.

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