Agrifoglio: proprietà terapeutiche

Fra le molte specie di Ilex le più note sono l'ILEX PARAGUAYENSIS e l'ILEX AQUIFOLIUM. La prima è famosa perché costituisce una forza economica nei Paesi del Sud America (Argentina, Brasile, Paraguay ecc.) ove il mercato annuo delle sue foglie essiccate ne richiede più di un milione di kg all'anno. Infatti il mate, la bevanda nazionale di questi Stati, non è altro che l'infuso di foglie essiccate di Ilex; il mate succedaneo del nostro té è conosciuto anche col nome di "té delle Missioni" o "té del Paraguay". L'Ilex paraguayensis è un albero imponente che può raggiungere e talvolta superare i 20 m.


Le proprietà e i benefici dell'agrifoglio
Agrifoglio

L' Agrifoglio (Ilex aquifolium) invece è un arbusto cespuglioso o talvolta un alberello sempreverde che cresce spontaneo negli habitat che gli sono idonei.

 

Viene coltivato, come pianta ornamentale, nei giardini e sui terrazzi grazie all'aspetto elegante e ornamentale conferitogli dai frutti (bacche rosse e carnose) e dalle foglie sempreverdi lucenti, ovate o ellittiche, e di consistenza coriacea, le quali nei rami più giovani sono munite di spine molto aguzze che divengono inoffensive col trascorrere degli anni.

 

I fiori bianchi dell'agrifoglio talvolta leggermente rosati sono piccoli e solitari o raccolti in corimbi (infiorescenze) situati alle ascelle fogliari; sono distinti in fiori maschili e fiori femminili.

 

Il legno dell'agrifoglio (sia il Paraguayensis che l'Ilex) è duro, forte e chiaro e viene usato in ebanisteria; spesso tinto in nero sostituisce l'ebano.  

 

Le foglie si raccolgono in primavera subito prima della fioritura. E meglio cogliere le foglie nate l'anno precedente piuttosto che quelle giovani. Si debbono essiccare all'ombra e all'aria e conservare in sacchetti di tela.

 

La corteccia può essere colta in qualsiasi periodo dell'anno, essiccata al sole e contusa, sminuzzata e conservata come le foglie.

 

Le radici si dissotterrano quando la pianta è a riposo, avendo cura di tagliare solo le parti periferiche terminali. Per la conservazione, agire come scritto per la corteccia.

 

HABITAT.

L’agrifoglio cresce spontaneamente nelle zone fresche e boschive collinari e submontane dell'Italia ma, in particolar modo, nel Nord della Penisola.

 

Principi attivi dell’agrifoglio.

L'agrifoglio contiene vari PRINCIPI ATTIVI terapeutici che lo rendono prezioso per la nostra salute; fra i più importanti segnaliamo: la ilicina (glucoside amaro), la ilixantina, sostanza colorante, l'acido ilicico, acido caffetannico, acido tannico, una materia colorante gialla, glucosio, gomme e cere, mucillagini, pectine ecc.

 

Le proprietà terapeutiche dell’agrifoglio.

Le foglie dell'agrifoglio hanno le seguenti proprietà terapeutiche: antireumatica, antiartritica, antigottosa, antispasmodica, febbrifuga, tonica e calmante i dolori colitici. Anche la corteccia agisce contro la febbre e inoltre protegge il fegato ed è antisterica e antiepilettica.

 

Le radici sono diuretiche. Le bacche sono purgative a basse dosi, ma il loro uso è sconsigliabile in quanto possono provocare vomito, nausea e persino l'avvelenamento.

 

FITOCOSMESI.

Cosmeticamente l'agrifoglio non ha valore apprezzabile.

Agrifoglio: uso e preparazioni.

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PREPARAZIONI CON L'AGRIFOGLIO.

Infuso: mettere 50 g di foglie essiccate in un litro di acqua bollente; lasciar riposare l'infuso per circa 20 minuti. Filtrare.

 

Decotto: bollire per 5 minuti, in tre quarti di litro di acqua, 30 g di radice contusa e sminuzzata. Lasciar riposare il decotto per altri 50 minuti, poi filtrare.

 

Macerato: macerare, per una notte (o per circa 12 ore), 30 g di corteccia contusa e sminuzzata in tre quarti di litro di acqua. Filtrare.

 

Vino: per una decina di giorni, lasciar macerare in un litro di vino bianco 35-40 g di corteccia o di radici (a seconda dell'uso da farsi), contuse e sminuzzate. Filtrare.

 

Tintura: macerare per 10 giorni in 100 ml di alcol a 70°, 20 g di radice o di corteccia (a seconda dell'uso), contuse e sminuzzate. Filtrare.

 

DOSI PER USO INTERNO.

Infuso di foglie: per calmare i dolori reumatici e artritici, berne 2 o 3 tazzine al giorno lontano dai pasti.

 

Decotto di radici: diuretico e depurativo, anche il decotto va bevuto lontano dai pasti nella dose di 2 o 3 tazzine al giorno.

 

Macerato: il macerato febbrifugo e calmante del sistema nervoso va assunto come gli altri preparati di agrifoglio.

 

Vino: fra un pasto e l'altro berne 3 bicchierini.

 

Tintura (di radice o di corteccia a seconda del bisogno): berne dalle 25) alle 30 gocce al giorno sempre lontano dai pasti.

Curiosità sull’agrifoglio.

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Simbolo di serenità e di buon augurio l'agrifoglio è una pianta natalizia per tradizione; le sue bacche carnose e di un allegro colar rosso brillante occhieggiano come piccoli palloncini festosi fra le tipiche verdi e lucenti foglie formando un insieme cromatico che rallegra il cuore ed è molto piacevole a vedersi.

 

Forse per questo l'agrifoglio accompagna sin dai tempi antichi le nostre feste e in particolar modo quelle invernali: nella nostra mente il Natale e il Capodanno sono associati ai paesaggi resi candidi dalla neve e ai grandi fasci di rami di agrifoglio che ornano le case.

 

Nell'antica Roma l'Ilex aquifolium era considerato un talismano potente e un indispensabile portafortuna: le cronache di quei tempi raccontano che i Romani celebravano i Saturnali - feste dedicate a Saturno - con grandi banchetti e feste sfrenate spesso licenziose. Durante tali celebrazioni, che avvenivano nei giorni precedenti il solstizio d'inverno, era rigorosamente presente come portafortuna l'agrifoglio che in quel periodo si trova al massimo del suo rigoglio.

 

In passato quindi l'Ilex aquifolium rappresentava un talismano benaugurate e accattivante la benevolenza degli dei ed era pertanto un potente simbolo pagano. Nel passato più prossimo e tuttora sopravvive la sua fama di portafortuna tanto che a Capodanno è presente in molte case come simbolo di garanzia propiziatoria per l'Anno Nuovo.

 

Ha perduto invece la sua valenza di talismano legato al paganesimo: valenza che è diventata presenza celebrativa della più grande festività cristiana: il Natale, festa che viene celebrata proprio quando l'agrifoglio sfoggia una "livrea" lucente e ricca di frutti raggiungendo così il suo massimo splendore.

 

Ma questa pianta a cui l'umanità ha sempre attribuito poteri occulti potrebbe essere considerata anche in una chiave particolare, legata appunto alla Cristianità: le sue spine aguzze e pungenti sembrano ricordare quelle della corona che trafiggevano il capo del Cristo immolato e le bacche scarlatte il rosso sangue delle sue ferite.

 

A Natale quindi, con la nascita del Redentore, l'agrifoglio raggiungendo l'apice della sua bellezza porta nel suo aspetto il triste presagio della Passione di Gesù; in primavera invece quando si celebra la Pasqua cristiana, cioè la resurrezione del Cristo e il suo ritorno al Padre, l'agrifoglio fiorisce regalandoci i suoi fiori bianchi che sbocciati appunto nel periodo pasquale ricordano il candore e la purezza dell'Agnello Immolato.

 

Il nome di questa pianta origina dall'aspetto particolare delle sue foglie che sono munite di robuste e acute spine; i Latini lo chiamavano aquifolium o acrifolium, da "acer" - acuto e "folium" = foglia, cioè pianta dalle foglie acute, aguzze. Dal significativo appellativo latino è derivato l'odierno nome italiano agrifoglio.

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