Cavolo: proprietà, uso, preparazioni

Appartenente alla famiglia delle Crucifere, il cavolo o Brassica oleracea si differenzia in numerose varietà orticole, ma tutti i tipi di brassica (cavolo cappuccio rosso o bianco, broccolo, cavolini di Bruxelles, verza, cavolfiore ecc.) godono delle medesime proprietà terapeutiche e salutari, sebbene in concentrazione e gradazione diverse. 


proprietà terapeutiche e benefici del cavolo
Varietà di cavolo

La varietà più nota e più usata è il cavolo cappuccio (Brassica oleracea, varietà capitata), pianta erbacea biennale, ma, talvolta, perenne, se le condizioni di vita e il suo habitat sono ottimali.

 

Il suo caule eretto, ramoso e innestato su una radice carnosa e fusiforme, ha un'altezza di circa 80-90 cm, ma può raggiungere anche il metro; liscio, forte e lignificato alla base, il caule porta foglie ceruminose: le basali sono glauche, larghe, lobate alla base, consistenti e picciolate, mentre le foglie superiori sono ovali-allungate, intere e sessili (prive di picciolo); i fiori, aventi quattro petali bianchi o gialli, sono riuniti a grappolo; i frutti sono silique cilindriche (siliqua deriva dal latino e significa baccello).

 

HABITAT. Coltivato in tutta l'Europa centrale e meridionale, alligna, raramente, selvatico, fra i ruderi.

 

TEMPO BALSAMICO. Il cavolo si può cogliere in qualsiasi momento.

 

I principi attivi presenti nel cavolo.

Fra i PRINCIPI ATTIVI contenuti nel cavolo, i più significativi sono: clorofilla, acido glucoronico, glucidi, lipidi, minerali (azoto, bromo, calcio, cobalto, ferro, fosforo, magnesio, manganese, nichelio, potassio, rame, zinco e zolfo), mucillagini, proteine, triptofano e molte vitamine: A o retinolo, B1 o tiamina, B2 o riboflavina, B5 o acido pantotenico, B6 o piridossina, B7 o mesoinositolo, B9 o acido folico, vitamina K o antiemorragica, vitamina U, definita anche «fattore antiulcera» e «protettrice delle mucose».

 

L'insieme di questi Principi Attivi, dosati e miscelati nel cavolo, da Madre Natura, con il giusto e fattivo equilibrio, rendono questo ortaggio importantissimo per il nostro benessere, tanto che, da secoli, l'umanità ne fa grande uso per mantenersi o per riacquistare salute.

 

Il cavolo e i suoi benefici.

Il cavolo, infatti, è un ottimo rivitaminizzante, mineralizzante, ricostituente, tonico generale, antisettico dell'apparato urinario, epatoprotettore, depurativo, sedativo della tosse, antireumatico, antiartritico e antiemorroidale; la sua azione è antinfiammatoria e antidolorifica, lenisce, infatti, persine i dolori provocati dalle coliche epatiche e renali.

 

Il dottor Lieutaghi ha scritto che «...nella dissenteria, il dottor Kèrambrun ha ottenuto eccellenti risultati (27 pazienti su 30 sono guariti in pochi giorni) con l'impiego esclusivo del cavolo cotto nell'acqua con un po' di sale, pepe, burro e pane tostato».

 

E ancora il dottor Lieutaghi «...i malati di nefrite faranno una cura con decotto di cavolo, cura depurativa che procura, nello stesso tempo, un sonno più calmo e riposante e anche una distensione nervosa molto benefica» (Paul Fournier).

 

I composti solforati che il cavolo contiene gli conferiscono un'azione stimolante generale e gli danno la capacità di curare, con successo, da soli o abbinati alla vitamina U, riparatrice e protettrice dei tessuti, le ulcere gastrointestinali, le affezioni cutanee, come irritazione, infiammazione, eczemi, ulcerazioni, piaghe anche quelle varicose.

 

Nella dieta vegetariana, l'assenza della carne può provocare una carenza di azoto nell'organismo, ma integrando sempre il cavolo nel loro menù i vegetariani possono sopperire a tale carenza.

 

Le mucillagini e lo zolfo, di cui è ricco, sono molto benefiche per il buon funzionamento dell'intestino, purché se ne eviti la cottura.

 

La sua clorofilla, sostanza utilissima per la formazione dell'emoglobina, rende il cavolo necessario agli anemici, mentre la sua ricchezza di minerali, specie il calcio, il potassio e il magnesio (presenti in buone percentuali) rafforzano le difese immunitarie dell'organismo contro le malattie; infine, minerali e vitamine del cavolo formano un insieme terapeutico notevole per gli ammalati, i convalescenti e le persone debilitate.

 

Importante, nota e usata fin dall'antichità è la sua funzione cicatrizzante e risolvente le ulcere gastriche e duodenali e molte affezioni cutanee. Persino il poeta Giuseppe Giusti (Monsummano 1809 - Firenze 1850) potè guarire, usando il succo di cavolo, una piaga che lo affliggeva.

 

Purtroppo, la cottura distrugge le proprietà terapeutiche del cavolo: per esempio, i composti solforati, che sono volatili, vengono dispersi, altre sostanze perdono efficacia, altre ancora passano dall'ortaggio al suo brodo, che, pertanto, acquista valenze terapeutiche: così il brodo, concentrato e miscelato a miele, diventa un'ottima cura contro catarro, raucedine e bronchite.

Cavolo: uso e preparazioni.

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PER USO ESTERNO.

Le foglie sole o mescolate ad argilla e poste sulle parti dolenti per nevralgie, artrosi, reumatismi o gotta, alleviano molto i dolori. Il succo di cavolo o le foglie stesse applicate su eczemi, ulcerazioni, ferite, ulcere varicose e piaghe ne accelerano, notevolmente, la cicatrizzazione e la loro applicazione su varici, foruncolosi, crosta lattea, bruciature, ascessi e tutte le altre affezioni cutanee riducono i tempi della guarigione. Gargarismi e sciacqui orali curano le piccole afte e tolgono l'infiammazione alle mucose del cavo orale.

 

Le proprietà cosmetiche del cavolo.

Anche la bellezza della nostra pelle, nonché la sua salute, come si è già detto, si avvantaggiano delle doti salutari di questo ortaggio: lavaggi col suo succo o impacchi con le foglie vitaminizzano e nutrono le pelli sciupate e asfittiche, liberano dai comedoni (punti neri) e tolgono l'eccesso di sebo alle pelli grasse e ridanno un incarnato luminoso a tutte le pelli. Frizioni, fatte col succo, sul cuoio capelluto, guariscono la seborrea.

 

PREPARAZIONI.

Decotto: bollire, per 4 o 5 minuti, 2 manciate di foglie, tagliate a metà, in un litro di ac­qua. Lasciar riposare il decotto per altri 5 minuti, a recipiente coperto. Filtrare.

 

Succo fresco: liberare le foglie dalle nervature grosse, mediante le forbici, lasciarle nell'acqua borica, per un paio di ore e poi centrifugarle.

 

Impacchi: a) tolte le nervature principali, comprimere le foglie col matterello o con una bottiglia, cercando di non lacerarle e lasciarle, per alcune ore, in acqua borica. Avvolgerle in una garza.

 

Impacchi: b) secondo il dottor Lieutaghi, dopo aver tolto le nervature, si devono mettere le foglie fra due pezze di tela di lino e passarvi sopra, velocemente, un ferro da stiro per scaldare l'impacco.

 

Impacchi: c) metodo olandese: bollire un cavolo finché si riduce in una pappetta. Scolare e aggiungere a questa pappetta, acqua e argilla, quanto basta per ottenere una miscela cremosa.

 

Brodo per tosse e bronchiti: all'acqua di cottura del cavolo, mentre è ancora calda, aggiungere 80 g di miele purissimo, per ogni litro di brodo.

 

Minestrone: considerato il fatto che molti Principi Attivi del cavolo, con la cottura, passano nel brodo, si consiglia, specie durante la stagione invernale, una buona cura a base di minestrone.

Insalata: tagliare a striscioline sottili il cavolo e condirlo con olio e sale.

 

DOSI PER USO INTERNO.

Decotto: nell'arco della giornata, berne 6 o 7 tazze da té, per tutte le malattie citate nel testo.

 

Succo fresco: 3 o 4 tazze da té al giorno, per tutte le malattie citate nel testo.

 

Brodo caldo: berne 4 o 5 tazze in una giornata, contro tutte le affezioni polmonari e bronchitiche.

 

Insalata: fare la cura con l'insalata di cavolo, significa assorbire vitamine, sali minerali e altre sostanze salutari, per prevenire (una settimana al mese) e per curare (fino a guarigione avvenuta).

 

Minestrone di cavolo: il minestrone di cavolo è utile, soprattutto, per combattere tosse e bronchite.

 

DOSI PER USO ESTERNO.

Impacchi a), b), c): porre l'impacco sulle ferite o sulle parti dolenti ecc., lasciarlo per mezz'ora e ripetere l'operazione 3 o 4 volte al giorno. Affinché l'impacco non si sposti, fermarlo con una fasciatura.

 

Succo fresco: serve per fare gargarismi o sciacqui 3 o 4 volte al giorno, come lozione per la bellezza della pelle e per frizionare il cuoio capelluto. Secondo alcuni Autori, il succo di cavolo mescolato, in ugual parte, col succo di limone e messo nell'orecchio, mitiga la sordità e, mescolato al miele puro, cura la raucedine.

Curiosità sul cavolo.

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«Come tutti i bimbi del mondo, ti abbiamo trovato sotto un cavolo, perché è lì che tu sei nato!»

 

Per moltissimi anni e per moltissimi bambini, questa era la pudica informazione data dalle mamme ai figlioletti curiosi e desiderosi di conoscere la propria origine e di sapere da dove era iniziata la loro avventura terrestre. Ma perché proprio il cavolo era stato designato come «titolare» di questa prerogativa?

 

Forse perché la sua forma rotonda ricorda una cavità in cui può annidarsi un feto oppure un «pancione» di donna in dolce attesa? Ma il legame «storico-leggendario» del cavolo con la nascita dei bambini non si limita a designarlo come un particolare utero vegetale: infatti, le tradizioni, orale e scritta, raccontano che alle donne, il cui grembo sembrava essere sterile, si faceva bere acqua di cavolo, per aiutarle a generare un figlio.

 

D'altro canto, un'opposta tradizione sosteneva che la nascita di un feto morto era causata dal fatto che la madre aveva mangiato cavoli: duplici e contrarie prerogative di questo ortaggio, legato, secondo alcuni, alla vita e, secondo altri, alla morte.

 

E, a proposito di morte, ricordiamo che uno strano detto simbolico, «andar per cavoli», significava «morire»! Morte e nascita (come dire: «morte e vita»), nell'antichità, era quindi un binomio emblema del cavolo.

 

Gli antichi Romani facevano grande uso di questo ortaggio, sia come alimento sia come «toccasana» per tutti i mali: le cronache di quei tempi passati ricordano un'usanza abbastanza curiosa del popolo romano che, prima delle abbondanti e usuali libagioni, mangiava cavoli per evitare di ubriacarsi.

Sembra che tale capacità di «antiebbrezza alcolica» sia confermata anche dalle ricerche odierne.

 

I Greci, considerate le doti e virtù di questo vegetale, lo ritenevano pianta sacra agli dei. Ma, non solo i Romani, gli Egizi, i Greci e gli altri popoli del bacino mediterraneo ne conoscevano il valore alimentare e terapeutico del cavolo, ma anche le genti dei Paesi nordici, come i Celti, ne facevano ottimo uso.

 

Il suo nome, «brassica», infatti, deriva dal celtico «bresic», denominazione datagli da quel popolo, l’appellativo cavolo, invece, deriva dal latino «caulum», che, a sua volta, origina dal greco «kaulós» (fusto, stelo).

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