I dolcificanti fanno male, ecco perché

Ogni giorno introduciamo nel nostro organismo notevoli quantità di sostanze dolcificanti di vario tipo: non solo zucchero bianco o di canna (in entrambi i casi si tratta di saccarosio), ma anche varie alternative, da quelle più naturali, come il miele, a quelle artificiali, che troviamo ormai un po' ovunque.


I dolcificanti artificiali fanno male. La lista dei dolcificanti da evitare
Dolcificanti

Edulcorare (cioè dolcificare) è al giorno d'oggi la parola d'ordine per rendere un prodotto gradito al nostro palato. Lo sa bene l'industria alimentare, che "corregge" il sapore di molti alimenti, ma ne è ben al corrente anche quella farmaceutica: spesso gli edulcoranti sono presenti nei farmaci, in ossequio al famoso motivetto e disneyano "basta un poco di zucchero e la pillola va giù".

 

Facile dunque eccedere nella quantità di zuccheri introdotta giornalmente. Come difenderci da questi eccessi?

 

I dolcificanti sono una buona alternativa al saccarosio oppure no?

L’edulcorante è una pessima invenzione dei nostri tempi. È un'abitudine introdotta negli ultimi decenni. In realtà, lo zucchero è un alimento verso cui non abbiamo alcuna predisposizione genetica. Siamo attratti dai cibi dolci per una questione legata all'evoluzione.

 

Madre natura ha creato questo meccanismo di ricompensa: quando mangiamo qualcosa di dolce, i neurotrasmettitori ci spingono a prenderne ancora. Ai tempi della preistoria, questo aveva un senso: serviva infatti a far sì che davanti a una pianta piena di frutti, scegliessimo quelli più maturi (più dolci) e non quelli acerbi.

 

In un mondo in cui gli zuccheri non esistevano, di dolce potevamo mangiare al massimo la frutta. L'industria alimentare si è appropriata di queste conoscenze e le ha utilizzate per i propri scopi, creando alimenti ricchi di zucchero che mettono in moto un “circolo vizioso” per cui più ne mangiamo e più abbiamo desiderio di mangiarne, finendo per introdurne una quantità notevolmente superiore al nostro fabbisogno".  

 

Siamo tutti vittime inconsapevoli di un "complotto industriale" che ci ha reso "drogati" di zucchero. Come altro chiamare una sostanza che ci spinge a lungo andare a cercarne sempre di più, senza sentirci mai del tutto appagati?

 

"Quella dallo zucchero è una vera e propria dipendenza", dovremmo imparare a non dolcificare più. Nessun edulcorante può essere considerato sano, perché tutti inducono un'alterazione dell'equilibrio endocrino che ci spinge appunto a mangiare di più o a cercare cibi poco sani.

 

Certo, poi tra le varie tipologie di dolcificanti ci sono quelle più o meno dannose: ad esempio, il miele è un alimento che oltre a dolcificare contiene anche molti nutrienti importanti.

 

Consumato in piccole dosi, può essere considerato l'unica alternativa che ha un senso, perché è un alimento a tutti gli effetti.

 

Alternative allo zucchero.

Di alternative allo zucchero (e qui intendiamo sia quello bianco che quello di canna, il quale, compreso quello grezzo, si differenzia dal primo solo per la presenza di un quantitativo di oligoelementi tutto sommato poco rilevante) ne troviamo un'infinità, sia naturali che artificiali.

 

Ma è sbagliato pensare che ricorrere ai primi sia indice di maggior salubrità: il succo d'uva e quello di mela contengono naturalmente zuccheri della frutta, ma quando vengono eccessivamente concentrati, possono comunque innalzare la glicemia in modo eccessivo.

 

Né possiamo affidarci all'indice glicemico, scegliendo quello che ha un valore più basso. Il glucosio è quello che ha l'indice glicemico più alto di tutti, mentre il fruttosio ha un valore piuttosto basso e potrebbe sembrare perciò una valida alternativa.

 

In realtà, molti studi hanno rivelato come il fruttosio generi comunque resistenza insulinica, seppur con un effetto non immediato come il glucosio, nei giro di qualche settimana di consumo abituale.

 

Altro esempio è l'uva: pur avendo l'indice glicemico più alto tra tutti i frutti, è sorprendentemente anche il più protettivo nei confronti del diabete insieme mirtilli e mela, come riportato da un recente studio. Perciò, direi che l'indice glicemico non è poi così rilevante.

 

I dolcificanti artificiali fanno ingrassare!

Se il termine "naturali” dunque non salva i dolcificanti dall'essere considerati dannosi, perché alzano comunque la resistenza insulinica al gradino inferiore di un'ipotetica scala salubrità, ci sono senza dubbio quelli artificiali, sospettati di essere cancerogeni.

 

Ci sono moltissimi studi in proposito che portano a risultati che si contraddicono tra loro, come nel caso dell'aspartame.

 

È stato però messo in luce come gli studi che esprimono parere positivo siano quelli finanziati dalle aziende e li utilizzano, mentre gli studi autonomi danno un parere negativo, ovvero evidenziano il loro potenziale cancerogeno. Ma c'è di più.

 

Questi dolcificanti hanno anche un forte potere ingrassante ed è stato dimostrato come aumentino il senso di fame anche del doppio, portandoci quindi a mangiare più del dovuto.

 

La prova empirica che questi dolcificanti artificiali facciano ingrassare, d'altronde, si può vedere semplicemente dal fatto che spesso vengono aggiunti al mangime dei maiali: l'interesse degli allevatori di questi animali non è sicuramente quello di farli dimagrire, anzi!

 

Dolcificanti artificiali da evitare; la lista "nera".

I principali dolcificanti artificiali usati nei prodotti industriali e che dovremmo assolutamente evitare sono:

Acesulfame K.

Aspartame.

Saccarina.

Sucralosio.

Maltitolo.

Isomalto.

Ciclamato.

  Dolcificanti naturali: la stevia 

Tra i dolcificanti naturali troviamo anche la stevia. Ma fate attenzione, perché c'è una bella differenza tra le foglioline di una pianta di Stevia rebaudiana coltivata in balcone e le pillole di stevioside che ci vendono al supermercato.

 

Lo stevioside, ovvero la sostanza che viene estratta dalle foglie di stevia e trasformata in minuscole caramelline dal forte potere dolcificante, ha lo stesso effetto di falsificazione endocrina degli altri dolcificanti e non può essere considerato innocuo solo perché deriva da una pianta: dopotutto anche lo zucchero deriva dalla barbabietola.

 

Questa sostanza, che nelle pillole di stevia è più concentrata rispetto alle foglie, può alterare l'equilibrio dei segnali interni di fame e sazietà come qualsiasi altro dolcificante artificiale.

 

Altro discorso se coltivate una piantina di stevia in balcone: una minuscola fogliolina dentro il té o il caffè è in grado di dare un sapore molto dolce senza provocare danni alla salute.

 

Del resto, va anche considerato che il processo di trasformazione da foglie di stevia a pillole dolcificanti prevede parecchi passaggi di lavorazione, spesso con uso di solventi e prodotti chimici: è sempre meglio usare un prodotto naturale dunque: se non avete le foglie fresche, preferite la stevia in polvere (foglioline secche sminuzzate).

Come "disintossicarsi" dallo zucchero?

Se dunque un'alternativa salutare in realtà non esiste, la soluzione può essere diminuire il quantitativo di zucchero un po' alla volta? È come smettere di fumare: quando si decide ci si astiene del tutto, non si riducono le sigarette un po' alla volta, perché si sa che in questo modo non funzionerebbe.

 

L'unica soluzione è uno stop completo, così non si innescano quei circuiti di ricompensa di cui abbiamo parlato. Disintossicarsi non è poi così difficile.

 

È consigliata una dieta normo-calorica. La voglia di zucchero infatti insorge quando non mangiamo a sufficienza.

 

In particolare, puntiamo su una buona e abbondante colazione: per esempio, cereali integrali e latte, oppure fette di pane integrale con marmellata senza zucchero, insieme a un uovo e a un succo di arancia.

 

In questo modo, non solo non avremo fame fino all'ora di pranzo, evitando quindi di ricorrere a snack dolci o salati a metà mattina, ma non sentiremo neanche il bisogno di zucchero.

 

Si può essere felici anche senza dolcificanti, e sentirsi perfettamente in forma. Mangiare di più e stare bene: una vita meno dolce, non sembra poi così amara.

 

Ricordatevi che…

L'assunzione di un dolcificante ipocalorico induce nel pasto successivo a cercare i cibi più ricchi di zucchero e può provocare effetti molto seri sulla regolazione dell'assorbimento del glucosio.

 

Il fruttosio come dolcificante, non quello contenuto naturalmente nella frutta, è da evitare perché non genera segnali di sazietà adeguati, aumenta la resistenza insulinica, favorendo patologie come diabete, obesità e malattie metaboliche, favorisce l'obesità e il declino cognitivo.

 

Al bar. Quando consumiamo una bevanda al bar, ci vengono solitamente proposte bustine di zucchero bianco, di canna o dietetico.

 

Meglio evitarle e chiediamo invece di portarci del miele: l'alternativa più salutare se non possiamo fare a meno di zuccherare il nostro caffè, té o tisana.

 

Certo, comunque meglio lo zucchero naturale che i dolcificanti artificiali, potenzialmente cancerogeni.

 


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