Acqua in bottiglia: quale scegliere?

Impariamo a distinguere i vari tipi di acqua per scegliere quella più giusta per noi.

L’acqua è una componente essenziale del nostro organismo.Trasporta sostanze nutritive a tutti i tessuti e organi interni, elimina le tossine e mantiene costante la temperatura interna del corpo. 

Acqua in bottiglia: quale scegliere?
Acqua in bottiglia

Attraverso la sudorazione, l'attività sportiva, l'urina e la respirazione, ne eliminiamo ogni giorno una notevole quantità e abbiamo bisogno di reintegrare quella che perdiamo; per questo, il consiglio che ormai conosciamo tutti a memoria è di berne almeno un litro e mezzo, salendo anche a due litri nel periodo estivo.


Ok, ma... quale?

Di acque ce ne sono tante: chiarire le differenze ci aiuta a capire quale fa al caso nostro.

Sì, perché non esistono acque meno buone di altre, ma solo quelle più adatte al nostro stile di vita e al nostro stato dì salute.


Come sempre, aiutiamoci a scegliere leggendo l'etichetta (ma non solo, come vedremo più avanti), così da non farci fuorviare da messaggi pubblicitari e slogan studiati per far vendere il prodotto, e concentriamoci per prima cosa sulla voce "residuo fisso”.


Questo termine indica la quantità di sali minerali che rimangono una volta che si è fatta evaporare l'acqua a 180 °C, e il suo valore consente di distinguerne i vari tipi: l'acqua minerale contiene tra i 500 e i 1.500 mg di residuo fisso, quella oligominerale tra i 50 e i 500 mg.


Al di sotto dei 50 mg, l'acqua viene definita "minimamente mineralizzata" e ha un potente effetto diuretico; è infatti usata solitamente per espellere i calcoli renali.

Al di sopra dei 1.500 mg, è detta acqua "ricca di sali minerali" e viene impiegata solo per particolari patologie, sotto diretto controllo medico, poiché può sovraccaricare i reni.


Le acque minerali e oligominerali sono quelle più utilizzate a tavola: le prime si distinguono a loro volta per i tipo di minerali che contengono: ci sono quelle ricche di calcio, indicate per chi soffre di osteoporosi, oppure di ferro, magnesio o potassio; o ancora, di bicarbonato, indicate per aiutare la digestione. Le acque oligominerali, invece, sono consigliate per chi soffre di ipertensione o segue un regime ipocalorico, grazie al basso contenuto di sodio e al più alto effetto diuretico.


Non è solo questione di etichetta.

Semplice come bere un bicchier d'acqua? Non sempre è così. Per prima cosa, se parliamo di acqua in bottiglia, non dobbiamo limitarci a leggere l'etichetta. Il materiale con cui è fatta la bottiglia influisce molto sulla conservabilità dell'acqua. Preferite sempre bottiglie di vetro, ancor meglio se scuro.


Il vetro non solo migliora la conservabilità, ma è anche inerte da un punto di vista chimico, cosa che per la plastica non è ancora stata dimostrata, anzi: c'è il sospetto che possa rilasciare sostanze indesiderate. Per questo, è fondamentale, in caso di utilizzo di bottiglie di plastica (ma, come detto, sarebbe meglio evitarle del tutto!), non riutilizzarle mai e considerarle strettamente monouso.


Conservate le bottiglie ,al fresco e ben chiuse: una volta aperte, il tempo di conservazione dell'acqua diminuisce notevolmente, e dovrebbe essere consumata entro due-tre giorni. Comunque non è necessario bere sempre tutti i giorni acqua in bottiglia.

E l’acqua del rubinetto?

Un falso mito da sfatare è che l'acqua del rubinetto non sia buona. Per legge, il residuo fisso dell'acqua potabile è compreso tra i 1.500 e i 50 mg, e di solito è al di sotto dei 500 mg, quindi analoga all'acqua oligominerale che compriamo al supermercato. Poiché è filtrata, non contiene mai una quantità eccessiva di sali minerali, che potrebbe essere nociva per la salute dei reni. La consiglio anche da un punto di vista di salvaguardia ambientale: l'acqua in bottiglia chiede molte energie per la sua produzione e per il trasporto.


E in più, si risparmia economicamente, aspetto non trascurabile, di questi tempi! L'unico problema potrebbe essere la presenza di eventuali residui indesiderati, perché quella del rubinetto è un'acqua ricavata non solo da sorgenti, ma anche da fiumi, laghi o altre fonti. Per questo i cittadini devono diventare più attivi nel controllo: l'acqua potabile è un diritto! La cosa migliore da fare è andare sul sito internet del proprio comune, cercare i valori e confrontarli con quelli di riferimento dell'OMS.


In commercio (solitamente in farina ma anche al supermercato) è possibile trovare dei kit per un'analisi fai da te; in alternativa ci si può rivolgere a un laboratorio. Se risulta che l'acqua di casa non è potabile, è bene segnalare la cosa al sindaco che è tenuto a prendere provvedimenti.


Quando e come bere?

In ogni momento della giornata c'è un buon motivo per bere:  al mattino, a digiuno favorisce la diuresi, previene la stipsi e depura: bevetela a temperatura ambiente oppure calda, lentamente, prima di fare colazione. Durante i pasti aiuta a regolare l'appetito: bevetela, ma senza esagerare, per non diluire troppo i succhi gastrici.


Se volete attenuare la fame, poco prima di sedervi a tavola bevetene mezzo bicchiere con un cucchiaio di succo di limone. In generale, bevete frequentemente durante la giornata, a piccoli sorsi e ogni volta che avete sete, ma con buon senso. Anche bere troppo può far male, se l'acqua introdotta non è compensata dalla giusta quantità di sali minerali.


Ad esempio, gli sportivi fanno bene a bere durante la pratica e subito dopo l'allenamento ma devono avere l'accortezza di scegliere un'acqua molto mineralizzata o arricchita di integratori salini, oppure un centrifugato di frutta e verdura diluito con acqua, in modo che i minerali siano pari ai liquidi introdotti.


Un consiglio in più.

Se scegliete di bere acqua del rubinetto, il consiglio è di farla scorrere qualche secondo, riempire la caraffa e lasciarla riposare per circa un'ora. Poi mescolate rapidamente in senso orario e versatela nei bicchieri. In questo modo, si elimina l'eventuale sapore troppo forte del cloro.


Il pH dell’acqua.

Anche l'acqua ha un pH, ed è sempre indicato in etichetta. Scegliete un'acqua acida, cioè con un pH leggermente inferiore a 7, se avete difficoltà di digestione; al contrario, se il vostro problema è l'acidità di stomaco, preferite un'acqua alcalina, con pH superiore a 7.


La durezza dell’acqua.

La "durezza" dell'acqua viene definita in base alla concentrazione di magnesio e calcio.

Si esprime in gradi francesi (1 grado F corrisponde a 10 mg/l di bicarbonato di calcio): più il valore è alto, più l'acqua è definita dura. Per essere potabile, deve esser compresa tra 14 e 50 gradi F.


Che scegliate di bere acqua in bottiglia o dal rubinetto, controllate i valori di nitriti e nitrati. I nitrati non possono superare per legge i 45 mg/l, ma sarebbe meglio fossero sotto i 20 mg e la soglia scende a 10 mg/l per i neonati; per i nitriti, il limite massimo è 0,05 mg/l, ma ancor meglio se totalmente assenti.

Liscia o frizzante?

Il 20% degli italiani preferisce l'acqua liscia, tutti gli altri preferiscono alternarla acqua più o meno frizzante. Ma che significa "frizzante"?


Bisogna distinguere l'acqua gassata (addizionata di anidride carbonica), e l'acqua effervescente naturale che sgorga frizzante già alla sorgente e non è sottoposta ad aggiunte. L'acqua con CO2, sia naturale che addizionata artificialmente, è controindicata per chi soffre di acidità di stomaco, gastrite, ulcera gastrica, fermentazione intestinale, mentre può aiutare chi soffre di digestione lenta, perché stimola la produzione di succhi gastrici.


L'ideale è comunque alternare i vari tipi di acqua e preferire l'effervescente naturale, solitamente con meno CO2 di quella addizionata artificialmente. Quanto a quella liscia, comunemente viene definita anche "naturale", ma a voler essere precisi, come abbiamo visto, si può definire naturale anche un'acqua frizzante, in quanto effervescente per sua natura; quindi se vogliamo parlare di acqua "senza bollicine" è più corretto usare il termine "liscia".


Alcune bevande possono accelerare la perdita di acqua invece di reintegrarla, in particolare, tè, caffè, vino e birra rischiano di farci perdere acqua invece di rifornirne l'organismo, a causa del loro forte potere diuretico. Oltre a limitarne il consumo, sarebbe bene, una volta assunte, compensare con lo stesso quantitativo di acqua. L'abitudine di alcuni baristi di servire la tazzina di caffè insieme a un bicchiere d'acqua, dunque, non è solo un gesto di cortesia, ma ci fa anche bene!


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