Dipendenza da sport: la fissazione patologica per il fitness

Praticare attività motoria è utile per favorire il benessere fisico e psicologico, in quanto aiuta a tenere il peso sotto controllo e a prevenire disturbi cardiovascolari, favorisce una crescita armonica del corpo e soprattutto migliora le relazioni interpersonali. Quando si supera un determinato limite, però, c'è il rischio di ottenere l'effetto contrario e così anche un esercizio utile per la nostra salute può, con il tempo, rivelarsi molto dannoso.

exercise addiction, la fissazione "patologica" per il fitness
Dipendenza da sport

Ore e ore trascorse sul tapis roulant, in piscina o al parco a correre. Se praticare attività fisica fa bene per mantenersi in salute e vivere più a lungo, esagerare può essere addirittura deleterio. Il rischio è che lo sport si trasformi in una sorta di ossessione.


È la cosiddetta exercise addiction, ovvero la fissazione "patologica" per il fitness, che colpisce in primo luogo star e teenager. Chi ne soffre arriva a praticare attività fisica fino allo sfinimento o al danno fisico.


Malati di fitness…

Si parla di esercizio fisico compulsivo quando viene svolto in maniera eccessiva per frequenza, intensità o durata, ovvero quando perde gli effetti benefici, diventando rischioso per la salute. Si può mettere in atto esercitandosi in maniera esagerata e fuori controllo medico oppure può essere svolto a casa cercando di effettuare un numero sempre crescente di flessioni o di addominali giornalieri.


L'aspetto più eclatante è che questo disturbo sia in continua crescita. Si stima che negli Stati Uniti quasi il 5 per cento della popolazione ne soffra, ma anche in Italia sembra che il fenomeno sia in aumento, per quanto sia difficile stimarlo. Trascor­rere ore e ore in palestra ad allenarsi non basta per effettuare una diagnosi. Così come una crescente attenzione per ciò che si mangia.


Anche passare del tempo davanti allo specchio a esibire (o a fotografare) la propria muscolatura potrebbe essere un veniale peccato di vanità e nulla di più. Essere affetti da questa sindrome significa invece avere un atteggiamento ossessivo, manifestando continuamente preoccupazione per i risultati, sia nel timore di regredire rispetto a quanto acquisito, sia nel costante tentativo di migliorare le proprie dimensioni fisiche.


Alla base: mania e stress.

Esistono due situazioni diverse di questo disturbo. Nel primo caso, il fine è compensatorio, ovvero l'intento è quello di volere consumare tutte le calorie che si sono ingerite, sia che ci sia stata un'abbuffata sia che si sia mangiato in maniera adeguata o addirittura ridotta.


L'altro tipo è legato allo stress emotivo: si ricorre allo sport per un'incapacità di controllare le emozioni, anche piacevoli. L'attività sportiva serve quindi per regolare il tono dell'umore e per tenere "nei ranghi" una situazione psicologica ritenuta altrimenti ingestibile.


Per quanto riguarda gli uomini l'esercizio fisico ossessivo può essere finalizzato a migliorare sempre di più la prestazione, non accontentandosi dei risultati raggiunti.


Per le donne, invece, spesso lo scopo è quello di mantenere costante il peso corporeo oppure di perderlo. Al femminile, l’addiction è infatti molto diffusa tra le anoressiche e in giovani ragazze con manie del comportamento alimentare. E magari anche con altri disturbi come, per esempio, lo shopping compulsivo.


Gli uomini che soffrono di vigoressia (termine italiano della sindrome) tendono, invece, spesso, a fare abuso di alcol, di fumo e, talvolta anche di farmaci illeciti e o integratori che permettano loro di migliorare il livello delle prestazioni. È un caso che riguarda molte persone intorno a noi, ma riconoscere la patologia non è difficile.


Chi pratica sport in modo sano, integra l'attività nella propria vita. Chi ne è "malato" pianifica la sua esistenza in funzione di essa. La caratteristica di questo tipo di esercizio fisico è la "obbligatorietà", nel senso che non si è più liberi di decidere se e come farlo.


L'individuo ha in mente una propria tabella di marcia, che deve assolutamente rispettare, pena irrimediabili sensi di colpa. Non importa se la vita sociale della vittima viene annullata e se la giornata viene sacrificata in funzione di essa. Si arriva a una limitazione delle normali attività di relazione con amici e familiari in virtù dell'esercizio fisico da svolgere.


Nocivo per corpo e psiche.

È quando si perde la libertà di decisione su un certo comportamento che si entra nella patologia. Non ci si riferisce al semplice "sentirsi meglio" dopo aver praticato sport.

Vi è un pensiero fisso. Un'ossessione. Oltre ai danni riguardanti i rapporti sociali, con il tempo possono addirittura manifestarsi sintomi di astinenza, come malessere, irritabilità e deflessione dell'umore, nel momento di riposo.


Qualora si presentino sintomi "maniacali" riferiti all'allenamento, soprattutto negli adolescenti, bisogna consultare uno specialista che verifichi la natura di questo comportamento. Ed è fondamentale intervenire subito perché il comportamento sportivo diventa inflessibile anche in presenza di affaticamento fisico, vissuto non come segnale d'allarme, ma come un limite da superare.


Il "malato di sport" prova, infatti, una sorta di incapacità di controllo nei confronti dell'attività fisica che viene, quindi, praticata senza limite alcuno, senza controllo medico o comunque di un esperto, trovandosi così ad aumentare costantemente il numero e la durata degli allenamenti.


Nei casi più gravi, c'è chi arriva, addirittura, a praticare il boosting, quello che è stato definito il doping del dolore. Ci si procura dolore fisico attraverso una diversificata serie di lesioni, che vanno dalle scosse elettriche ai genitali a piccole fratture ossee, con lo scopo di aumentare il livello della propria prestazione, perché aumentano i livelli della pressione sanguigna e quelli dell'adrenalina in circolo.

Vigoressia: se si vuole, si può guarire

Rapportarsi con un soggetto affetto da vigoressia è complesso. Chi vive questa situazione, infatti, tende a trincerarsi dietro la convinzione che esiste solo una possibile alternativa quello che ritiene essere un corpo perfetto, e questa alternativa è data da una obesità dilagante e incontrollata.


Bisogna quindi riuscire a focalizzare il problema e partire dal presupposto che praticare sport fa bene, ma esagerare può essere controproducente. Le articolazioni ne risentono, così come il sistema cardio-circolatorio, soprattutto, quando si eccede nello sport (senza essere capaci di fermarsi per tempo) e non si è più giovanissimi (oltre i 45 anni). Anche l'equilibrio ormonale rischia di esserne compromesso, il ciclo mestruale inizia a non essere più regolare o può addirittura scomparire, specie se c'è un'importante riduzione del peso corporeo.


Per tutti questi motivi bisogna ricorrere il prima possibile all'aiuto di uno specialista che deciderà la giusta terapia farmacologica e cognitivo-comportamentale per ricercare e guarire le cause che sottostanno al problema e che hanno portato a rifugiarsi in maniera così massiccia nell'attività fisica. Ancora più difficile è far disintossicare una persona dipendente da esercizio, se a questa si associa a che un disturbo alimentare e/o un'assunzione concomitante di farmaci illeciti e/o integratori, sempre più diffusa anche fra i giovani per la grande facilità del loro acquisto sul web.


Se da soli non si è grado di capire che ormai siamo ossessionati dall'attività fisica, il partner, un genitore o chi ci sta più vicino deve aiutarci a prendere atto dei seri pericoli che questa nuova dipendenza può causare alla salute e all'equilibrio psichico. La domanda che possiamo volgerci per capire se siamo a rischio è se abbiamo mai pensato di aver superato il limite. Ma basta riconoscere il campanello d'allarme: se l'allenamento comincia a trasformarsi da piacere a dovere, è il momento di fermarsi e chiedere subito un aiuto.


Colpisce teenager e donne in menopausa.

La dipendenza da esercizio fisico non è prerogativa dell'adolescenza, come si potrebbe pensare. Studi recenti hanno dimostrato come questo fenomeno sia in crescita nelle donne in età menopausale.


La etiopatogenesi può essere ricondotta alle motivazioni presenti anche nelle più giovani: il bisogno di controllare il proprio corpo e con esso le proprie emozioni in un momento di grande cambiamento. Proprio per il cattivo rapporto con il proprio corpo, le persone affette da questa sindrome spesso preferiscono allenarsi da sole e arrivano a mentire agli altri rispetto alla quantità di esercizi svolti.


In molti casi sono presenti anche disturbi alimentari o vari comportamenti di controllo alimentare con diete e assunzione eccessiva di integratori. Sono dei fenomeni estremi che, aiutati dalla cultura occidentale iperfocalizzata sull'apparenza e sulla bellezza fisica, stanno purtroppo diventando sempre più diffusi.

Come si previene la sindrome da sovrallenamento?

La prevenzione da questa sindrome è molto importante perché è davvero facile cadere in questa situazione, ma molto difficile uscirne.

Le strategie per prevenirla comprendono:

1) Privilegiare un bilanciamento dell'allenamento in termini di quantità e intensità e non allenarsi per più di un paio di ore consecutive.

2) Periodizzare l'allenamento: alternare periodi più pesanti ad altri leggeri e giorni di non allenamento.

3) Gestione del tono dell'umore e periodizzazione dell'allenamento anche in base allo stato d'animo, tramite un diario d'allenamento che tenga conto anche della condizione psicologica attuale.

4) Ingestione delle calorie necessaria a fronteggiare il periodo di allenamento, chiedendo consiglio a un nutrizionista.

5) Adeguata idratazione: bere molta acqua e, ove necessario, introdurre anche bevande idrosaline (specie negli sport di resistenza di lunga durata come ad esempio la maratona, il triathlon e il ciclismo).

6) Adeguata ingestione di carboidrati per il ripristino delle scorte di zucchero a livello intramuscolare e nel fegato.

7) Affidarsi a un esperto che collabori possibilmente con personale medico, ascoltando i segnali del corpo.



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