Miele: proprietà e benefici

Il miele è meno calorico dello zucchero... e, se di qualità, fa anche bene!

È un alimento ricco di preziose sostanze nutritive. Meglio sceglierne però uno che non abbia subito trattamenti termici.

Le proprietà e i benefici del miele
Miele

Le proprietà del miele sono molteplici. Composto per circa il 75% da glucidi, a loro volta divisi principalmente tra fruttosio e glucosio, troviamo al suo interno anche sali minerali (sodio, potassio, calcio, magnesio), oligoelementi (ferro, iodio, manganese, silicio), vitamine (A, B, C, E e K), enzimi e altre sostanze organiche ad azione battericida e antibiotica.


Ogni tipo di miele, poi, ha caratteristiche uniche per gusto, aroma e proprietà nutritive, a seconda della pianta da cui viene ricavato. Può essere utilizzato anche come rimedio naturale contro molti malanni, come tosse, mal di gola, difficoltà digestive, o per usi cosmetici. Considerarlo dunque un semplice dolcificante, un'alternativa più salutare allo zucchero, è corretto ma un pò riduttivo.


Miele, un alimento al 100%.

La prima cosa da ricordare sul miele è che è un alimento vero e proprio, in quanto, come detto, ha una sua ricchezza in oligoelementi, enzimi, vitamine e minerali. Cosa che non si può assolutamente dire per lo zucchero raffinato. Ha in più  un alto potere dolcificante. Possiamo dunque usarlo come  un ingrediente per le nostre ricette, a patto di rispettare alcuni parametri. La prima regola è non esagerare con la quantità.


Se vogliamo utilizzarlo per sostituirlo allo zucchero per preparare un dolce, ad esempio, dobbiamo ridurne la quantità ad un terzo rispetto alle indicazioni della ricetta.

Avendo un potere dolcificante maggiore dello zucchero, ne basta di meno. Inoltre il miele (di qualsiasi tipo) apporta circa 300 kcal per 100 grammi, contro le 392 dello zucchero bianco e le 362 dello zucchero canna.


Non dimentichiamo, però, che è sempre un alimento ricco di zuccheri e il suo abuso comporta pertanto gli stessi problemi del saccarosio, ovvero picchi glicemici che scatenano infiammazioni e portano a prendere peso. Oltre a moderare la quantità, tenete d'occhio anche le modalità di consumo. Va introdotto insieme a una buona quantità di grassi e proteine, meglio dunque consumarlo a stomaco pieno.


Va bene per dolcificare un caffè preso a fine pasto, o per accompagnare una porzione di formaggio, di noci o di yogurt, ma non va mai preso da solo, ad esempio per dolcificare una bevanda a metà mattina o metà pomeriggio senza mangiare nient'altro, perché in quel caso i suoi zuccheri passerebbero nel sangue troppo in fretta, causando un poco salutare picco glicemico.


Guida all'acquisto del miele.

Ci sono alcuni dettagli a cui fare attenzione per essere sicuri di aver scelto un miele che sia davvero ricco delle sostanze nutritive che dovrebbe contenere. Anche in un prodotto naturale come il miele, infatti, che viene lavorato principalmente dalle api e dove l'intervento dell'uomo dovrebbe essere minimo, l'industrializzazione riesce a "mettere lo zampino".


Il primo problema è quello dei trattamenti antiparassitari che, tra l'altro, se effettuati durante il periodo dell'impollinazione,  rischiano di far morire le stesse api. Sarebbe anche interesse  degli agricoltori non spargere insetticidi durante l'impollinazione, perché se le api muoiono e non possono svolgere il loro lavoro, non avviene la fecondazione e ne risente quindi il raccolto dei frutti.  Purtroppo, però, non sempre è così. Meglio  allora  scegliere  miele derivato da piante non coltivate, come ad esempio quello d'acacia.


Altro problema, difficile da verificare, è quello del rifornimento di energia alle api.

Apicoltori senza scrupoli, una volta sottratto ripetutamente il miele dell'alveare, lo rimpiazzano con zucchero bianco. Le api così nutrite, però, produrranno un miele di scarsa qualità. Tempi duri, questi, per le api. Ma anche per i consumatori, che, sugli scaffali del supermercato, si ritrovano a scegliere il miele senza che sia obbligatorio indicare in etichetta se sia pastorizzato o meno, altro punto importante da tenere in considerazione.


Meglio non pastorizzato.

Un miele non trattato termicamente è la scelta migliore, perché con il calore parte delle proprietà nutritive vengono perse. Esistono dei pregiudizi infondati, in proposito, che spingono a preferire un miele pastorizzato pensando che sia meno pericoloso, quando non è così. Quello grezzo non è pericoloso per la salute. Purtroppo, la maggior parte dei mieli industriali è pastorizzata, questo perchè così vengono resi sterili e si conservano più a lungo. Ma questi trattamenti lo rendono un alimento morto.


Cristallizzato o no?

Infine, altro particolare importante e può rivelarci la bontà di un miele è la cristallizzazione. Quando è presente è buon segno, vuol dire che non è stato trattato, mentre quelli industriali che appaiono sempre limpidi e trasparenti sono da sconsigliare, perché vuol dire che sono stati pastorizzati. Infatti, se il miele è sottoposto a temperatura più elevata di 45°, poi non sarà più in grado di solidificarsi.


La cristallizzazione dipende però dalla temperatura esterna (di solito intorno ai 15° C tende a cristallizzare, intorno ai 30° C a mantenersi liquido), per cui anche un miele che si presenta fluido, non è detto che sia da scartare. Inoltre, va ricordato che quelli di castagno e di acacia per loro natura non cristallizzano. Quindi, se vi imbattete in questo tipo di miele solidificato, vuol dire che non è puro, oppure è più vecchio di 3 anni.


In definitiva, orientarsi nella scelta non è semplice, ma un miele artigianale, biologico, di origine 100% italiana, raccolto magari da un apicoltore di cui conosciamo i metodi di lavorazione, è in conclusione la soluzione migliore.

Come scegliere il miele: occhio all’etichetta.

Evitate il miele che presenta una parte liquida sopra e solida sotto, perché vuoi dire che è stato alterato dall'esposizione a umidità e temperatura eccessive. Invece non preoccupatevi se vedete marezzature o macchie, che sono soltanto un indice dell'evaporazione dell'acqua, e sono anzi tipiche di mieli artigianali e non pastorizzati.


"Occhio" anche all'etichetta: la denominazione deve sempre essere del tipo "miele di acacia" (e anche "miele di millefiori") e simili; in mancanza della preposizione "di" (miele acacia, per esempio), vuol dire che il miele non appartiene necessariamente alla varietà indicata, perché è come se fosse il nome del prodotto e non del tipo di fioritura.

Inoltre, in caso di dicitura "prodotto e confezionato da...", significa che il venditore è anche l'apicoltore (opzione da preferire), mentre se l'etichetta riporta "prodotto confezionato da..." vuoi dire che apicoltore e rivenditore sono diversi.


Millefiori o miscela?

Il termine "millefiori" indica un miele che è stato ricavato dall'attività naturale delle api, ma che non è unifloreale (cioè derivato da un unico tipo di pianta). Il miele di millefiori costa meno degli unifloreali, in quanto considerato meno pregiato nel sapore.

In ogni caso, le sue caratteristiche nutritive generali sono equiparabili a quelle di tutti gli altri tipi di miele.


Attenzione: la definizione "millefiori" non può essere utilizzata per un miele ottenuto dall’unione a opera dell'uomo di diversi tipi di miele. In questo caso, si deve usare il termine "miscela". Quando si trovano mieli con doppia denominazione (es. castagno e tiglio), vuol dire che le fioriture delle piante d'origine avvengono in contemporanea e il miele è prodotto naturalmente da quei due tipi di pianta.


E’ preferibile europeo, anzi italiano.

Nei Paesi della comunità europea è espressamente vietato utilizzare antibiotici nell'apicoltura, cosa che invece non avviene in altre zone del mondo. Contaminazioni possono derivare dall'uso di farmaci nell'allevamento delle api e di questi si possono trovare tracce nel prodotto finale. Oltre a preferire miele non extracomunitario, ancora meglio sarebbe sceglierlo al 100% italiano. La nostra legislazione, infatti, è ancora più restrittiva in materia, garantendoci quindi un prodotto sicuro.


A ognuno il suo miele.

Il miele è un alimento con proprietà antibatteriche ed è antinfiammatorio, antiossidante, emolliente per tosse e mal di gola, regolatore delle funzioni intestinali, antianemico e coadiuvante nella digestione. Tutte queste qualità variano però anche a seconda del tipo di miele che utilizziamo, perché la pianta da cui esso proviene incide su una minore o maggiore quantità di sostanze nutritive.

 

Miele di tiglio: per combattere insonnia e attenuare il nervosismo.

Miele di rosmarino: per prendervi cura di fegato, colecisti e apparato digerente.

Miele di timo o di eucalipto: per liberare le vie respiratorie da muco e catarro, sciogliendolo in acqua o latte caldo.

Miele d'acacia: efficace contro la stitichezza.

Miele di castagno: antianemico, grazie alla maggiore quantità di ferro, disinfettante per le vie urinarie e consigliato alle donne nei giorni che precedono il ciclo mestruale per combattere la carenza di magnesio.

 

Miele di melata.

La melata è una sostanza zuccherina secreta dagli afidi, che le api usano per produrre il miele di melata. Molto scuro, dal sapore intenso, dolce e terroso, è denso e non cristallizza. Interessanti le proprietà nutrizionali: la melata contiene meno zuccheri e più amminoacidi, minerali, oligoelementi. È utile al benessere del sistema nervoso e dell'umore, e favorisce le funzioni cerebrali. Il prezzo è simile a quello del miele.

Come si conserva il miele

Il miele non ha un'effettiva data di scadenza e, se chiuso ermeticamente si conserva molto a lungo inalterato (sono stati ritrovati vasetti di miele nelle tombe dell'Antico Egitto ancora completamente integri!). È comunque obbligatorio per il produttore indicare una data entro cui è preferibile consumarlo, per evitare di perdere le sue sostanze nutritive.


In generale, sia quando ancora sottovuoto che una volta aperto, va conservato (comunque ben chiuso), in un luogo al riparo dalla luce e a una temperatura non superiore ai 20° C e non inferiore ai 5° C. Aperto, è bene consumarlo entro l'anno, e richiuderlo sempre con la massima attenzione, perché potrebbe sviluppare delle muffe. Se presenta bollicine e schiuma in superficie, ha odore di aceto e "pizzica" sulla lingua, vuoi dire che, per l'eccessiva umidità, ha iniziato a fermentare e non è più buono da gustare al naturale (anche se non nuoce alla salute e si può usare per la preparazione di cibi cotti).

 

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