Intolleranze alimentari: test vero o falso?

L'allergia alimentare è una reazione, negativa e anormale, all'ingestione di un alimento, mediata dal sistema immunitario, conseguente al fatto che quell'alimento contiene, naturalmente, molecole estranee all'organismo (antigeni o allergeni). Nella maggior parte dei casi si tratta di proteine (allergia alle proteine del latte, ai crostacei, alle fragole, alle nocciole, alle arachidi, alle uova e al grano). 

Intolleranze e allergie alimentari: test vero o falso?

Nell'intolleranza alimentare, invece, non viene mai coinvolto direttamente il sistema immunitario, anche se in molti casi la sintomatologia può essere sovrapponibile a quella delle allergie (nausea, vomito, diarrea e crampi addominali).

 

Nella maggior parte dei casi l'intolleranza alimentare è legata alla dose di cibo ingerita e a disfunzioni di tipo enzimatico, quindi alla carenza o alla mancanza di enzimi necessari per digerire alcune sostanze presenti negli alimenti.

 

I principali allergeni sono il latte, l'uovo, il grano e il pesce, le arachidi, la soia, le noci e i crostacei. Coprono il 90% delle allergie alimentari in età pediatrica.

 

Le allergie e le intolleranze si sviluppano anche sulla base delle abitudini alimentari del Paese in cui si vive. La sensibilizzazione all'allergene comincia nell'infanzia. Bambini e adulti, due mondi diversi per quanto riguarda le allergie e le intolleranze alimentari, che però legano genitori e figli in termini di rischio associato alla familiarità.

 

VI SONO DIFFERENZE TRA ALLERGIE E INTOLLERANZE ALIMENTARI DEL BAMBINO O DELL’ADULTO E TRA UN PAESE E L'ALTRO?

VERO!

Sono molte e diverse le differenze tra allergie e intolleranze alimentari del bambino o dell'adulto. Lo stile di vita, le abitudini alimentari e le condizioni ambientali del Paese in cui si vive ne influenzano l'incidenza e la prevalenza. Le sensibilizzazioni nell'infanzia, infatti, si sviluppano in funzione dell'esposizione e l'esposizione agli allergeni alimentari dipende dalle abitudini delle popolazioni.


I bambini predisposti, quindi, possono diventare allergici a ciò che mangiano abitualmente. Ad esempio, è più frequente in America l'allergia alle arachidi e nei Paesi scandinavi l'allergia al pesce. Va anche ricordato che di tutte le affezioni di natura allergica, le allergie alimentari, specie se con esordio nei primi mesi di vita, sono quelle con evoluzione migliore e spesso si risolvono spontaneamente entro i primi anni di vita o poco più in là, nell'adolescenza.


SE UNO DEI GENITORI È ALLERGICO I FIGLI HANNO MAGGIORI PROBABILITÀ DI ESSERE ALLERGICI?

VERO!

È stato dimostrato che in una famiglia, nella quale almeno uno dei genitori soffre di allergie, i figli hanno il doppio delle probabilità di manifestare un'allergia alimentare, rispetto ai figli di genitori non allergici. La familiarità allergica rappresenta l'indice predittivo più affidabile di rischio allergico. L'assenza di familiarità per allergia conferisce un rischio allergico del 5-15%. Quando un solo familiare di primo grado è allergico, il rischio di sviluppare allergia è pari al 20-40%; quando la familiarità è invece doppia (due genitori o un genitore e un fratello) il rischio di sviluppare allergia è pari al 40-60%.


I TEST DISPONIBILI PER LA DIAGNOSI DI ALLERGIA O INTOLLERANZA SONO MOLTI E TUTTI PERICOLOSI E COSTOSI?

FALSO!

Il test migliore tra le misure in vitro (in laboratorio) per l'ipersensibilità agli alimenti resta la quantificazione delle IgE-specifiche. Il test in proposito più conosciuto è il RAST, che permette di determinare le IgE specifiche per vari alimenti. Oggi si tende ad allargare il pannello degli allergeni alimentari testati e ad aumentare la performance del test utilizzando il CAP System, le cui sensibilità e specificità si avvicinano a quelle dei test in vivo. Non è un test invasivo, basta un prelievo di sangue.


Tra i test in vivo (direttamente sul soggetto da testare) il Prick test è uno degli skin test (piccole punture della pelle).


I più conosciuti e utilizzati per la relativa difficoltà d'esecuzione e per la rapidità di risposta. Però mostra un'insufficiente sensibilità, seppure con un'elevata specificità. Si tratta, infatti, di una sensibilità localizzata alla cute, ovvero il soggetto può risultare sensibile con il prick test a molteplici alimenti testati, con la limitazione che la reazione osservata è strettamente cutanea. Non è sempre vero che poi in vivo il soggetto manifesterà una reazione all'alimento quando lo ingerirà.


Il test in vivo che viene considerato ottimale è il test di provocazione orale DBPCFC (double-blind placebo-control-led food challenge - test di provocazione orale in doppio cieco). In pratica, si tratta di somministrare per via orale l'alimento o gli alimenti da testare seguendo un metodo prefissato e preciso che deve essere condotto in parallelo con un placebo (un preparato innocuo) e la persona che si sottopone al test non deve essere influenzata.


Entrambe le somministrazioni alimento/placebo vanno fatte a caso e inconsapevolmente, sia da parte dell'operatore che le esegue, sia da parte del paziente. In genere, il medico consiglia il DBPCFC solo dopo che il RAST e/o i test cutanei abbiano dato risultati dubbi. Va eseguito in ambiente ospedaliere specialistico alla presenza di un medico allergologo.

I test "alternativi" per le intolleranze, invece, non sono validi scientificamente e sono inutili e costosi.


LE REAZIONI CROCIATE SONO CASUALI, MOLTO RARE E NON SONO ALLERGIE?

FALSO!

Le reazioni crociate sono reazioni allergiche associate tra un alimento e un vegetale che hanno in comune un allergene con una struttura chimica simile. In altri termini, alcuni soggetti già allergici ai pollini, ma anche agli acari o al lattice, durante la stagione di pollinazione possono avere delle improvvise reazioni avverse all'ingestione di alcuni alimenti. La SOA (Sindrome Orale Allergica), si manifesta con prurito, edema delle labbra e del cavo orale (e può scatenare, nei soggetti con predisposizione allergica, un attacco di asma acuto). La SOA è molto frequente tra gli italiani che soffrono di allergia ai pollini (1 su 5), e nonostante il quadro clinico solitamente non sia grave e tenda a risolversi spontaneamente, talvolta si può arrivare ad avere difficoltà respiratorie anche gravi.


LA CELIACHIA E LA SENSIBILITÀ AL GLUTINE SONO LA STESSA COSA?

FALSO!

La celiachia o malattia celiaca, anche nota come enteropatia da intolleranza al glutine, è nel campo delle reazioni avverse agli alimenti quella meglio caratterizzata. È una malattia autoimmune con intolleranza al glutine permanente e, se non si elimina il glutine dalla dieta, la mucosa dell'intestino risulterà fortemente danneggiata. La sensibilità al glutine (o falsa celiachia) è, invece, un termine che è stato ampiamente adottato negli ultimi anni per descrivere una serie di disturbi indotti dall'ingestione di glutine (che sono forse simili a quelli della celiachia),  ma dopo un periodo di dieta senza glutine i sintomi spariscono. E non si rileva alcun danno alla mucosa intestinale.

 

CHI È INTOLLERANTE AL LATTOSIO NON PUÒ MANGIARE LO YOGURT E I FORMAGGI?

FALSO!

Nell'intolleranza al lattosio, specie per le forme che compaiono nei bambini in età scolare o negli adulti (che sono le più diffuse e meno gravi), piccole quantità di lattosio possono essere tranquillamente consumate, secondo la tollerabilità individuale. Per esempio lo yogurt è ben tollerato e lo stesso vale per alcuni formaggi freschi in piccole quantità. Via libera ai formaggi stagionati a pasta dura.


SE DOPO UN PASTO PESANTE COMPAIONO MAL DI PANCIA E MAL DI TESTA SICURAMENTE SI TRATTA D'INTOLLERANZA?

FALSO!

Se il pasto è pesante, questi disturbi compaiono comunque per motivi diversi; mal-digestione, eccesso di grassi, ecc. Non è quindi detto che si tratti di un'intolleranza alimentare. È invece vero che se un certo alimento, e sempre quello, da dei disturbi ogni volta che si mangia, anche in piccole dosi, si potrebbe trattare di un'intolleranza.


I BAMBINI CHE FIN DA PICCOLI SONO INTOLLERANTI A UN ALIMENTO NON POTRANNO MAI PIÙ MANGIARLO?

FALSO!

Le forme d'intolleranza che hanno un esordio molto precoce (nei primi mesi di vita), spesso regrediscono spontaneamente nei primi anni di vita o nell'adolescenza.


LE ALLERGIE ALIMENTARI SONO MALATTIE GRAVI E CRONICHE CHE SPESSO POSSONO PORTARE ALLA MORTE DEL SOGGETTO CHE NE SOFFRE?

FALSO!

Si tratta di disordini con una forte componente ereditaria, che si manifestano in soggetti che hanno un'alterata risposta immunitaria agli allergeni alimentari. Alcune forme dell'adulto possono cronicizzare in forma di eruzioni della pelle protratte nel tempo (orticaria), ma benigne, o avere un andamento stagionale (reazioni crociate).


Un'intolleranza alimentare molto precoce spesso regredisce spontaneamente. Grazie ad alcuni test e metodiche, oggi il medico è in grado di porre una diagnosi certa di allergia.


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