Mirtillo: proprietà curative

Il mirtillo, assieme agli altri frutti di bosco, si posizione ai vertici dei superfood con valori elevatissimi sia per l'ORAC (un metodo statunitense per misurare l'effetto antiossidante) che per l'Andi Score (un sistema con cui si calcolano le densità dei nutrienti tramite un indice sintetico che ha come massimo il valore 1000).

Le proprietà benefiche dei mirtilli
Mirtilli

Il Ministero della Salute italiano indica i mirtilli come "stimolanti del microcircolo del sistema circolatorio, grandi antiossidanti, protettrici della vista e facilitatrici del transito intestinale".


Inoltre le foglie vengono classificate come "drenanti e d'aiuto per le funzionalità delle vie urinarie".


Il vero e proprio beneficio portato dai mirtilli non è tanto determinato dalle sue componenti più note come la vitamina K o la vitamina C, ma bensì da un mix di fitonutrienti e dai polifenoli, in particolar modo dalle antocianine, altamente contenute nella buccia.


Di cosa è fonte il mirtillo. Rispetto alla normativa europea sull'etichettatura, i mirtilli sono: fonte di vitamina K.


I claim ammessi dall’EFSA.

La vitamina K contribuisce alla normale coagulazione del sangue.

La vitamina K contribuisce al mantenimento di ossa normali.


Composizione base del mirtillo.

Acqua  84,21 g

Calorie  57,00 kcal

Proteine  0,74 g

Lipidi  0,33 g

Carboidrati  14,49 g

Fibre  2,40 g


Il mirtillo, la vista e la memoria.

Secondo una ricerca pubblicata sul Journal of Agricultural and Food Chemistry, l'estratto di mirtillo avrebbe effetti benefici per la salute degli occhi. Il collegamento mirtilli-vista però non è l'unico riconosciuto a livello mondiale: infatti, specialmente negli USA, l'assunzione di questa bacca è associata sempre più fortemente agli effetti benefici per la memoria.


Questo grazie ad un comunicazione molto semplice ed efficace: due gruppi di topi e un percorso da ricordarsi per trovare il cibo. I vincenti? Sempre, anche in età avanzata, quelli che erano alimentati con mirtilli rispetto a quelli che non ne assumevano.


In realtà l'esperimento condotto da James Joseph, dello Human Nutrition Research Center on Aging americano e pubblicato sulla rivista Nutritional Neuroscience, è più complesso di quanto riassunto in comunicazione. I topi non erano cavie normali ma erano state indotte geneticamente ad ammalarsi di Alzheimer in età senile.


Dopo vari test da parte dei ricercatori si è dedotto che i mirtilli sembrano prevenire alterazioni del sistema nervoso e delle capacità di memorizzare nei topi modificati geneticamente per incorrere nell'Alzheimer. Si potrebbe affermare, in linea teorica, che per la prima volta il consumo di un frutto possa neutralizzare la predisposizione genetica all'Alzheimer.


Inoltre, sempre secondo i ricercatori, con il consumo di mirtilli si riscontrerebbe anche un effetto neuroprotettivo, dato principalmente dalle antocianine e dagli idrossicinnamati, una maggiore comunicazione tra i neuroni e addirittura la produzione di nuove cellule celebrali.


L'esperimento sui topi, si sa, però non è sufficiente per poter affermare che i mirtilli facciano bene alla memoria sugli esseri umani e cosa ancor più importante che aiutino a prevenire dall'Alzheimer: servono quindi ulteriori studi epidemiologici approfonditi.

Per questo negli ultimi anni sono stati portati avanti diversi studi per dimostrare il miglioramento della memoria tramite il consumo di mirtilli. Uno di questi, pubblicato sugli Annals of Neurology e condotto da un gruppo di ricercatori del Brigham and Women Hospital e della Harvard Medical School di Boston, ha dimostrato che un consumo quotidiano di mirtilli e fragole aiuta a mantenere la memoria in età senile.

 

La ricerca basata su 16 mila donne contattate telefonicamente tramite interviste si è svolta per due anni e ha dimostrato che i soggetti con il più alto consumo di mirtilli rallentavano la perdita di memoria di circa 1,5- 2,5 anni rispetto a chi non ne assumeva.

 

Un altro studio condotto dal dottor Robert Krikorian, Professore Associato di Clinica psichiatrica dell'Università di Cincinnati, e pubblicato sul Journal of Agricultural and Food Chemistry ha cercato di mettere le basi per studi più approfonditi sul tema.

Ad un campione limitato di settantenni presentanti i primi sintomi di perdita di memoria è stato chiesto di bere tutti i giorni 2 tazze e mezzo di succo di mirtillo comunemente acquistabile al supermercato.

 

Il team di ricerca ha inoltre effettuato test cognitivi, sull'apprendimento e sulla memoria agli anziani prima e dopo le 12 settimane di prova. Gli anziani analizzati avevano aumentato i risultati dei test ed avevano ridotto i sintomi di depressione, oltre ad avere livelli di glucosio nel sangue più bassi.

 

Lo studio è stato poi confrontato con un'al­tra ricerca dove si confrontavano gli anziani che assumono mirtilli con altri anziani a cui veniva dato un succo che simulava il gusto di mirtillo ma che in realtà non ne conteneva affatto.

 

Anche in questo caso il gruppo che assumeva succo di mirtillo vero totalizzava punteggi nettamente superiori rispetto al gruppo di controllo. Al momento gli studi epidemiologici disponibili non sono ancora certamente solidi, ma danno l'opportunità di intravedere una possibile soluzione a uno dei problemi senili più impattanti nella società moderna.

 

Una prevenzione completa anche antinfiammatoria.

Oltre a vista e memoria sembrerebbe che il mirtillo serva a contrastare tantissime patologie grazie al suo alto contenuto di polifenoli garantito dall'alto rapporto buccia/polpa.

 

Una ricerca risalente al 2010 della Oklahoma State University ha esaminato due gruppi di persone affette dalla sindrome metabolica che sviluppa malattie croniche come ipertensione, diabete e colesterolo alto; ad un gruppo veniva somministrata una bevanda contenete l'equivalente di circa 350 g di mirtillo fresco mentre all'altro della semplice acqua.

 

Alla fine delle 8 settimane di sperimentazione, nel primo gruppo, sia gli uomini che le donne hanno mostrato un significativo abbassamento dei valori di vari fattori di rischio cardiovascolare come il colesterolo cattivo (LDL), la pressione sanguigna e altri derivati dell'ossidazione lipidica.

 

Il mirtillo oltre tutto gode anche di importanti proprietà antinfiammatorie, antiossidanti e antibatteriche, è consigliato nelle cistiti specialmente nella sua versione rossa (cranberries).

 

A dimostrare quest'ultimo punto uno studio pubblicato sul Canadian Journal of Microbiology che certificherebbe l'effettiva azione inibitoria del mirtillo rispetto al batterio Proteus mirabilis, noto per essere responsabile delle infezioni del tratto urinario, rivestendo così un importante ruolo per una patologia che investe oltre 100 milioni di persone al mondo ogni anno.

 

Fonte: nostre elaborazioni su dati di diversa provenienza.

 

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