Indice glicemico e carico glicemico

Non tutti i carboidrati sono uguali per quanto riguarda gli aspetti metabolici e, per questo, sono stati studiati due indici particolarmente utili per classificarli.

Indice glicemico e carico glicemico: cosa sono, e le differenze
Indice e carico glicemico

INDICE GLICEMICO:

Fino a 40 è considerato MOLTO BASSO

Da 41 a 55 è considerato BASSO

Da 56 a 69 è considerato MODERATO

Da 70 in su è considerato ALTO

Max termometro 100.

 

CARICO GLICEMICO:

Fino a 10 è considerato BASSO

Da 11 a 19 è considerato MODERATO

Da 20 in su è considerato ALTO

Max termometro 30.

 

L'indice glicemico (IG) indica la velocità con cui aumenta la glicemia in seguito all'assunzione di un alimento contenente 50 grammi di carboidrati. Espresso in percentuale, questo indice mette in relazione la velocità di aumento della glicemia di diversi alimenti contenenti la stessa quantità di glucosio. All'alimento di riferimento (solitamente il glucosio) è assegnato il valore di 100 e tutti gli altri alimenti sono parametrati su questo.


Il Carico glicemico (CG), invece, è dato dalla moltiplicazione tra indice glicemico e la quantità di carboidrati contenuti nell'alimento o nel pasto. È il metodo per prevedere i valori della glicemia in base al tipo e alla quantità di cibo contenente carboidrati. Maggiore è il carico glicemico maggiore è il conseguente innalzamento dei livelli glicemici e il rilascio di insulina nel sangue.


Come spiega la Fondazione Veronesi calcolare i due indici alla fine di ogni pasto è obiettivamente difficile e, inoltre, nella comunità scientifica vi è un forte dibattito sulla loro reale funzione. Walter Willett, responsabile del dipartimento di nutrizione dell'Università di Harvard, ha però le idee ben chiare: "la riduzione dell'indice glicemico e del carico glicemico dovrebbero diventare una delle priorità della sanità pubblica, date le evidenze note sin qui che indicano come elevati indici contribuiscano al rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari".


Si è ormai a conoscenza a livello scientifico che l’Indice glicemico e il Carico glicemico influenzano la glicemia post pranzo con importanti ripercussioni sulla salute. A parere del Prof. Willet considerare questi indici nella propria alimentazione completa gli altri metodi di caratterizzazione degli alimenti contenenti carboidrati.


Secondo alcuni ricercatori dell'Università dell'Ulster e dell'Università di Tokio che hanno condotto uno studio pubblicato sul prestigioso British Journal of Nutrition, i due indici potrebbero essere fattori predittivi dell'obesità, in particolare del grasso addominale.


Lo studio è stato condotto su 1.487 soggetti di età compresa tra 19 e 64 anni, dei quali veniva rilevata giornalmente l'alimentazione. È interessante notare come importanti Paesi come l'Australia si siano già mossi verso l'opinione pubblica per comunicare l'importanza dei cibi a basso indice glicemico.


Il programma Glycemic Index Foundation sostenuto dall'Università di Sidney e dal Juvenile Diabetes Research Foundation australiano si pone lo scopo di comunicare l'importanza salutistica dei cibi a basso indice glicemico, come frutta e verdura. Come?


Tramite una selezione di prodotti opportunamente analizzati e a cui viene dato in concessione il marchio "gisymbol". Tra i prodotti entrati nel programma troviamo pere, mele e uva di derivazione australiana. 



Cosa ne pensa l’Istituto Nazionale dei Tumori.

Una dieta ricca in alimenti ad alto indice glicemlco è stata associata allo sviluppo di diverse malattie cronico degenerative, quali il diabete, malattie cardiovascolari e alcuni tipi di tumori.


Diversi i meccanismi ipotizzati che vedono i vari step del metabolismo del glucosio giocare un ruolo nell'insorgenza o nella progressione di malattie cronico-degenerative.


In particolare, una dieta ricca di carboidrati ad alto indice glicemico, con conseguente aumento della glicemia e insulinemia, potrebbe aumentare il rischio di cancro attraverso il fattore di crescita dell'insulina (IGF-1).


L’insulina può influenzare lo sviluppo del tumore attraverso alterazioni del metabolismo degli ormoni sessuali e aumentando la bioattività dell'IGF-1 (in parte riducendo i livelli della proteina legante IGF-1).


Inoltre, l'insulina potrebbe anche aumentare il rischio di tumore attraverso un effetto diretto mitogeno sulle cellule.


Si è anche ipotizzato che alti livelli di glucosio possano aumentare il rischio di sviluppare un tumore indipendentemente dall'insulina, sia favorendo la selezione di cloni cellulari maligni sia fungendo da fonte di energia per la crescita delle cellule neoplastiche.


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